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		<title>Palazzo Olivia - Appartamenti a Roma</title>
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		<description>Passeggiate e itinerari nella città di Roma</description>
		<language>it</language>
		<copyright>Copyright 2006-2007 Web Agency Meta Line S.r.l.</copyright>
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			<title>Palazzo Olivia - Appartamenti a Roma</title>
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			<title>Palazzo Olivia</title>
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			<description><![CDATA[
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			<span>Via dei Leutari, 15 - 00186 Roma - Italia</span>
			<span>Tel. (+39) 06-68216986 - Fax. (+39) 06-6869370</span>
			</address>
			<fieldset><legend>Calcolo dell'itinerario</legend>
			<p>Calcolo Automatico dell'itinerario per raggiungere gli appartamenti di Palazzo Olivia. Digitare la Localit&agrave; di partenza.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Palazzo Braschi</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/palazzo-braschi.jpg" alt="palazzo braschi">
<p>&Egrave; l'ultimo palazzo eretto in Roma per una famiglia papale e una delle  massime costruzioni della Roma pontificia ormai volta al declino. Opera di Cosimo Morelli, il palazzo venne costruito a partire dal 1792  per il duca Luigi Braschi Onesti, nipote di Pio VI, e sorge sul posto  dell'antico quattrocentesco Palazzo Orsini.</p>
<p>Gioiello del palazzo e il bellissimo scalone, opera del Valadier. Molto  elegante e il cortile ricavato nella pianta irregolare del palazzo. I problemi economici del duca Luigi Braschi Onesti non permisero il  completamento del Palazzo che, alla sua morte nel 1816, era  parzialmente incompiuto. Venduto dai suoi eredi nel 1871 allo Stato  Italiano, l'edificio fu destinato a sede del Ministero dell'Interno e,  in seguito, di varie istituzioni fasciste. Dopo la guerra vi  alloggiarono, fino al 1949, trecento famiglie di sfollati. Gravi danni  furono provocati agli affreschi e ai pavimenti dai fuochi che vi  venivano accesi; numerose furono le distruzioni e le ruberie.</p>
<p>Dal 1952 vi ha sede il <strong>Museo di Roma</strong>, ma solo recentemente - nel 1990 - la proprieta dell'edificio e passata dallo Stato al Comune di Roma.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Piazza Navona</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-navona.jpg" alt="piazza navona">
<p>&Egrave; stato detto con fondamento che in questo luogo Roma e piu  autenticamente se stessa. Grandiosa e solenne, vivace e raffinata, ma  non in funzione del mondo come piazza S. Pietro e il Campidoglio, che  rappresentano la &quot;missione&quot; di Roma. In questa piazza la citta vive per  se stessa, per il proprio gusto di esistere. Meravigliosamente,  la piazza ripete nelle sue dimensioni e nel suo circuito la foggia  dello Stadio di Domiziano che sorse qui, nell'anno 86 d.C., nella  vicinanza delle Terme di Nerone. Lo stadio era adibito allo svolgimento  di gare ginniche e a corse di cavalli, e poteva contenere fino a 30  mila spettatori.</p>
<p>Nella generale rovina del primo medioevo, mentre le arcate crollavano e  sopra vi crescevano gli orti, il ricordo della vergine Agnese, qui  martirizzata, fece sorgere un oratorio in mezzo alle torri delle  fazioni baronali. Verso il 1250 si stabiliscono sulla piazza le prime  famiglie nobili e nel '400 arrivano gli spagnoli con un loro ospizio.  Ormai la rinascita e avviata e sara definitiva nel 1577, quando il  cardinale di Estouteville fara trasportare qui il mercato dalle pendici  del Campidoglio. La piazza comincio cosi ad essere centro di animazione: giostre e  tornei, processioni e luminarie ne fecero un luogo di divertimento.  Alla fine del cinquecento Gregorio XIII fece collocare ai due estremi  due bacili di fontane di Giacomo Della Porta; al centro venne posto un  abbeveratoio. L'ascesa al pontificato di Innocenzo X Pamphilj (1644-55), le cui case  familiari si trovavano sulla piazza, costitui l'occasione perché il  Barocco trionfante le desse la sua impronta scenografica. Sorsero il  grande palazzo, la chiesa con la cupola e la <strong>Fontana dei Fiumi</strong>, di Gian Lorenzo Bernini.</p>
<hr />
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/fontana-piazza-navona.jpg" alt="fontana piazza navona">
<p><strong>Storie e Leggende - Bernini Contro Borromini</strong></p>
<p>Fermatevi dieci minuti davanti alla Fontana dei Fiumi di Piazza Navona  e sentirete ripetere dai ciceroni la solita storiella: &quot;La statua del  Rio della Plata protende il braccio sinistro in alto, verso la chiesa  di S. Agnese, come se volesse ripararsi dall'imminente crollo della  facciata... La statua del Nilo volta le spalle alla chiesa e si copre  il capo inorridita, per non vedere quella bruttura... &egrave; uno sgarbo  fatto da Bernini al grande rivale Borromini... E Borromini replico  mettendo sulla chiesa la statua di S. Agnese che fa un gesto, come per  dire: qui non casca niente&quot;.</p>
<p>La  storia corre il mondo da un sacco di anni: certo, nel paese delle  statue parlanti, questo battibecco mimico ci potrebbe anche stare; ma,  purtroppo, la storia non e vera. La fantasia dei romani si affatica a  inventare pappole bellissime e poi arriva la fredda Storia a rimettere  le cose a posto. Basta confrontare le date - vi dira la Storia - perché  l'obelisco fu eretto sul suo basamento il 12 agosto 1649, nel gennaio  del 1650 Bernini stipulo il contratto con i quattro scultori che  dovevano eseguire le statue dei fiumi, la fontana fu inaugurata il 12  giugno 1651. Invece, la prima pietra per la nuova chiesa di S. Agnese fu posta il 15  agosto 1652 e i lavoro furono affidati, in principio, a Girolamo e  Carlo Rainaldi, ma Innocenzo X, insoddisfatto, li sostitui col  Borromini che, quindi, entro in scena solo nel 1653, cioe due anni dopo  l'inaugurazione della fontana e delle statue che dovevano irridere  un'opera nemmeno cominciata.</p>
<p>Di un vero sgarbo tra i due artisti non e invece rimasta alcuna  traccia. Borromini, avuta la soddisfazione di portare avanti la  fabbrica di Propaganda Fide che il Bernini aveva cominciato, applico  sullo spigolo del palazzo lo stemma del nuovo papa Alessandro VII e lo  circondo di un ornamento in cui spiccavano due belle orecchie d'asino:  una beffa al Bernini che abitava proprio di fronte. L'estro napoletano suggeri al Bernini la piu scurrile delle risposte:  nella mensola che sorreggeva il balcone di casa sua, scolpi il simbolo  della virilita diretto contro il rivale. Il palazzetto, al n.12 di Via  della Mercede, esiste ancora, ma lo sfregio e stato da tempo  cancellato. Non ci sono piu nemmeno le orecchie d'asino.</p>
<p><strong>Il Lago di Piazza Navona</strong></p>
<p> Oggi che per cercare refrigerio  d'estate le mete d'obbligo sono il mare o i laghi, incuriosisce la  &quot;parsimonia&quot; dimostrata dai vecchi romani che si erano inventati un  casereccio specchio d'acqua in piazza Navona, l'ex circo di Domiziano,  ricca di fontane e dalla forma evidente di catino. Proseguendo  probabilmente un uso antico - quando il circo veniva allagato e vi si  tenevano naumachie, cioe battaglie navali &quot;sportive&quot; - nei fine  settimana estivi, almeno a partire dal 1652, gli scarichi delle fontane  venivano chiusi fino a che l'acqua traboccava, cosi da formare un  &quot;lago&quot; che occupava tutta la parte centrale. Il lago divenne ben presto  uno dei maggiori passatempi dei nobili che con le loro carrozze,  variamente addobbate o costruite a bella posta a forma di barca con  tanto di vela, si divertivano a scorazzare in lungo e in largo.</p>
<p>Il popolo accorreva numeroso ma rimaneva spettatore, assiepandosi sui  gradini di sant'Agnese e tutto intorno alla &quot;riva&quot;, tra bancarelle di  venditori di cocomeri, &quot;grattachecche&quot; e sorbetti. Le cronache  dell'epoca sono ricche di episodi come quelli di un gruppo di dame che  &quot;forse scaldate dal vino, spogliatesi si sono tuffate in quelle acque&quot;,  o dei ragazzini che si gettavano in acqua vestiti per raccogliere i  cocomeri che i nobili si dilettavano a lanciare nel lago, o di  &quot;giovinastri travestiti&quot; che facevano varie &quot;impertinenze&quot; alle persone  che andavano a godersi il fresco. E allora per tutti i trasgressori,  nella piazza era sistemato in modo ben visibile un cavalletto, sul  quale veniva frustato chi contravveniva agli ordini del Governatore sul  corretto uso del lago. Era perfino prevista la tortura in pubblico per  chi si faceva il bagno nudo o in mutande: crudeli bizzarrie della  Controriforma. Neanche i bambini si sottraevano alle punizioni  corporali, se pure con misure piu lievi. Piazza Navona non fu piu  allagata dal 1865 perché l'acqua che stagnava per piu giorni era  ritenuta fonte di &quot;aria cattiva&quot;. Come per ogni tradizione romana che  si rispetti, la memoria del &quot;lago&quot; estivo e affidata alle rime del  Belli, che in un sonetto dedicato alla piazza scrive:</p>
<p><em>&quot;...qua se fa er lago quanno torna istate.</em><br />
  <em>Qua s'arza er cavalletto che dispenza<br />
  sur culo a chi le vo' trenta nerbate,<br />
  le cinque poi p&egrave; la beneficenza.</em>&quot;</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Palazzo Pamphilj e la Chiesa di S. Agnese</title>
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			<description><![CDATA[
<p><strong>Palazzo Pamphilj</strong></p>
<p>Venne costruito per la famiglia Pamphilj da Gerolamo Rainaldi, il quale vi conglobo le case ereditarie, quelle vicine dei Mellini e di altri, oltre alla chiesetta esistente sul luogo del martirio di S. Agnese. I lavori durarono dal 1644 al 1650. Fu donato da Innocenzo X Pamphilj alla cognata Olimpia Maidalchini, antipaticamente nota come la "Pimpaccia di piazza Navona" o la "olim Pia" (una volta pia). Attualmente e sede dell'Ambasciata del Brasile.</p>
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/chiesa-santa-agnese.jpg" alt="chiesa di santa agnese" />
<p><strong>S. Agnese in Agone</strong></p>
<p>Eretta sul luogo ove, secondo la tradizione, S. Agnese fu esposta nuda alla gogna e fu ricoperta dai suoi capelli scioltisi prodigiosamente. L'attuale costruzione fu cominciata da Girolamo e Carlo Rainaldi (1652) sotto Innocenzo X e compiuta dal Borromini (1653-57), che la modifico sensibilmente, e al quale si devono la concava facciata e l'alta cupola.</p>
<p>Storie e Leggende - L'Asino nelle Chiese</p>
<p><em>"Per ordine di Nostro Signore d&egrave; 16 agosto 1838 l'immunita ecclesiastica in questa chiesa si restringe alla sola porta, restando esclusi li gradini della medesima".</em></p>
<p>Questo avviso, scritto con lettere di metallo corrose dalle intemperie, si puo leggere sulla facciata di S. Agnese in Agone, alla sinistra delle porte d'ingresso. Simili restrizioni erano necessarie perché l'immunita, accettata fin dal IV secolo per le chiese e i cimiteri che le circondavano, poco dopo si estese fino a 50 passi oltre la porta della chiesa, poi al chiostro e, piu tardi, anche alle case dei vescovi e dei cardinali. Non basta: anche i principi e gli ambasciatori pretesero l'immunita per le loro case. Per frenare gli abusi, si cerco di limitare l'ampiezza del diritto d'asilo: ma il principio resto salvo e la Chiesa continuo a punire con la scomunica chi violava l'immunita ecclesiastica. Ma oggi sarebbe imprudente cercar di sfuggire ai carabinieri saltando nella chiesa di Piazza Navona o in un'altra: la famosa legge Siccardi del 9 aprile 1850 aboli il diritto di asilo, pur prescrivendo alcuni riguardi per le perquisizioni nelle chiese.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Chiesa di S. Giacomo degli Spagnoli</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/chiesa-giacomo-spagnoli.jpg" alt="chiesa di san giacomo degli spagnoli" />
<p>L'antica chiesa di S. Giacomo degli Spagnoli, costruita prima del  giubileo del 1450, porta adesso il nome di Nostra Signora del Sacro  Cuore. Venne realizzata in due tempi. La parte piu antica e quella  verso la Sapienza. La semplice facciata rinascimentale su piazza Navona  conserva di antico la parte inferiore tripartita da lesene, con tre  portali.</p>
<p>Con gli annessi edifici ad uso di ospizio, costitui a lungo il centro  della presenza spagnola a Roma: sono rimaste famose le solenni  celebrazioni pasquali con processioni nella piazza parata a festa, a  cura della Confraternita della Resurrezione, stabilita nella chiesa.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Palazzo Madama</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/palazzo-madama.jpg" alt="palazzo madama" />
<p><strong>Storie e Leggende - Storia Allegra di Palazzo Madama</strong></p>
<p>Il palazzo dove ha sede del Senato si chiama &quot;Madama&quot; perch&egrave; divenne propriet&agrave; di Madama Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V, quando il duca Alessandro dei Medici, di cui era moglie, fu ucciso dal pugnale di Lorenzino nel 1537. Benedetto XIV lo acquist&ograve; per sessantamila scudi dalla Casa di Lorena e, dopo averlo ampliato e sistemato, vi trasfer&igrave; gli uffici del Governatore e della polizia che prima erano a Palazzo Nardini, nella via che fu poi detta del Governo Vecchio.</p>
<p>Andare a Palazzo Madama senza averne un giustificato motivo significava per i romani fare la spia; lo attesta il Belli nel sonetto in cui si rimprovera a un tipo sospetto: <em>&quot;Che c'&egrave; a Piazza Madama ch'&egrave; da maggio - c'ogni giorno l'avete p&egrave; costume - d'annacce a fa tra er lusco e er brusco un viaggio?&quot;</em> Per questo, nel gergo delle vecchie lenze romane il poliziotto si chiamava anche &quot;la madama&quot;.</p>
<p>Pio IX ordin&ograve; che si trasferissero a Palazzo Madama il ministero delle finanze e la posta; perci&ograve; nel 1850, dalla loggia centrale, si estraevano i numeri del lotto che prima si tiravano a Montecitorio.</p>
<p>Sulla stessa loggia si bruciarono con molta pompa &quot;i Boni dei sedicenti governi provvisorio e repubblicano&quot;: la carta moneta emessa dalla repubblica del 1849 fu distrutta in ripetuti roghi e sostituita da Buoni del Tesoro papalini e da certificati di rendita al 5 per cento. A queste cerimonie presiedeva Angelo Galli, capo dell'amministrazione finanziaria, e da tutti giudicato un ladro. Quando nel 1853 Pio IX and&ograve; a visitare il rinnovato Palazzo Madama (per il quale si erano spesi circa 300 mila scudi, mentre le finanze erano a secco), Pasquino insinu&ograve; che tutte le camere erano state pulite ben bene e, specialmente, la Depositeria: e lo stesso Galli aveva provveduto a ripulire le casse.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>S. Luigi dei Francesi</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/chiesa-luigi-francesi.jpg" alt="chiesa san luigi dei francesi" />
<p>Alla fine del quattrocento, alla ricerca di una pi&ugrave; adeguata sistemazione, i Francesi di Roma trasferirono in questo luogo il centro delle loro attivit&agrave; assistenziali, precedentemente basate nella Chiesa del Sudario, tra l'Argentina e S. Andrea della Valle. La nuova chiesa di S. Luigi venne fondata nel 1518 da Clemente VII; ebbe arresti nella costruzione e fu completata solamente nel 1589 da Domenico Fontana.</p>
<p>La vera gloria della chiesa &egrave; rappresentata dalla Cappella di S. Matteo, con le tre celebri tele del <strong>Caravaggio</strong> dipinte tra il 1597 e il 1602: &quot;S. Matteo e l'Angelo&quot;, &quot;Vocazione di S. Matteo&quot; e &quot;Martirio di S. Matteo&quot;.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>S. Ivo alla Sapienza</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/palazzo-sapienza.jpg" alt="palazzo san ivo alla sapienza" />
<p>Al severo Palazzo della Sapienza - sede dell'antica Universit&agrave; romana e poi dell'Archivio di Stato - fa da sfondo una delle pi&ugrave; fantasiose creazioni del Borromini, la chiesa di S. Ivo. L'Universit&agrave; romana si era avvalsa inizialmente della chiesa di S. Eustachio per le sue cerimonie religiose e per il conferimento delle lauree; fu Leone X a fare costruire una cappella proprio nell'ambito del Palazzo della Sapienza. Ma un secolo pi&ugrave; tardi Urbano VIII Barberini volle che la cappella universitaria corrispondesse per importanza di dimensioni e per qualit&agrave; architettonica alla sua alta funzione. Francesco Borromini inizi&ograve; i lavori nel 1642, portandoli a termine solo nel 1666.</p>
<p>Con una delle sue tipiche invenzioni, estrose solamente nello spunto, ma rigorose nel loro sviluppo, Borromini immagin&ograve; come ripetuto motivo di fondo l'ape araldica barberiniana; essa torna nelle allusioni della pianta, negli spicchi della volta, nella cuspide che ne costituisce il pungiglione.</p>
<p>Difficile parlare di volta per quanto riguarda la cuspide di S. Ivo. Alla sua prima esperienza di questo genere di costruzioni, sembra che Borromini abbia piuttosto fatto riferimento ai principi gotici propri dell'area nordica da cui proveniva. Comunque il lanternino a spirale costituisce un motivo di eccezionale richiamo nel panorama romano, e la fantasia dell'ascesa elicoidale anima innumerevoli scorci delle zone centrali.</p>
			]]></description>
			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>S. Maria sopra Minerva</title>
			<link>http://www.palazzo-olivia.it/it/vacanza-roma/roma-fontana-trevi.php</link>
			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-minerva.jpg" alt="piazza della minerva" />
<p>La piazza &egrave; ornata al centro da un obelisco egizio del sec. VI a.C., proveniente dal vicino Iseo Campense, per il quale il Bernini ide&ograve; il bizzarro ma bellissimo basamento con l'elefante marmoreo, dalla ricca gualdrappa, che regge il monolito; l'opera fu per&ograve; eseguita da Ercole Ferrata (1667).</p>
<p>L'elefante, per le sue modeste proporzioni, &egrave; detto popolarmente &quot;il pulcino della Minerva&quot;. L'epigrafe del basamento, dettata da Urbano VIII, dice che fu scelto l'elefante per dimostrare come occorra una robusta mente per sostenere una solida sapienza.</p>
<hr />
<p><strong>Santa Maria Sopra Minerva</strong></p>
<p>Fondata nel sec. VIII sui resti di un tempio di Minerva Calcidica e rifatta in forme gotiche intorno al 1280, la chiesa sub&igrave; diverse aggiunte e trasformazioni nei secoli successivi. Nella disadorna facciata seicentesca ad intonaco, sono rimasti i tre portali marmorei quattrocenteschi.</p>
<p>L'interno rappresenta l'unico esempio di grande complesso architettonico gotico a Roma, e costituisce uno straordinario compendio di memorie storiche e di testimonianze artistiche, impossibili da elencare in questa sede. Andate a vedere di persona!</p>
<hr />
<p><strong>Storie e Leggende - La Dote alle Zitelle</strong></p>
<p>Nella Roma papale, le ragazze povere che volevano maritarsi o farsi monache trovavano sempre chi offriva una dote. Molte istituzioni, alimentate da lasciti o contribuzioni volontarie, curavano la distribuzione delle doti che avveniva al termine di solenni riti religiosi.</p>
<p>La cerimonia pi&ugrave; famosa era quella di S. Maria sopra Minerva, il 25 marzo, festa dell'Annunciazione. Il papa celebrava una grande messa, e le ragazze, avviluppate come fantasmi in un grande drappo bianco, camminavano per due, con un cero in mano, e andavano a prosternarsi davanti al papa; poi ricevevano un sacchetto bianco, con una polizza di 50 scudi per quelle che volevano maritarsi e di 100 per quelle che sceglievano il convento. Le future monache erano contraddistinte da una ghirlanda di fiori e avevano il posto d'onore nella processione.</p>
<p>Nel 1581, la cerimonia fu descritta da Michel Montaigne. Era la domenica in albis. Il papa arrivava alla Minerva su una mula bianca, seguito dai cardinali anch'essi montati su mule; sfilavano anche venticinque cavalli bardati con gualdrappe di tessuto d'oro e una dozzina di muli coperti di velluto cremisi. C'erano, quell'anno, 107 fanciulle, accompagnate da un'anziana parente; dopo la processione e il bacio della sacra pantofola, ricevevano la borsa di damasco bianco con la polizza: trovato lo sposo, prendevano 35 scudi e un abito bianco da 5 scudi.</p>
<hr />
<p><strong>Targhe ed Editti d'Epoca</strong></p>
<p>Nella Roma d'altri tempi gli avvisi pubblici non si scrivevano sulla carta ma sulla pietra e sul marmo. Le pi&ugrave; note sono le lapidi con incise le ordinanze in materia d'igiene, ordine e sicurezza. Ne sopravvivono ancora oggi in gran numero sui muri di strade e vicoli del centro, suscitando regolarmente la curiosit&agrave; dei turisti e degli stessi romani. Risalgono al Settecento e si caratterizzano per il linguaggio, un &quot;paleo-burocratese&quot; enfatico e un po' sinistro. Ecco un tipico esempio: <em>&quot;D'ordine di Monsignore illustrissimo e reverendissimo presidente delle strade / si vieta a tutte le singole persone fare mondezzaro nella via / sotto pena di dieci scudi per volta et altre pene corporali / nerbate ceppi giri di rota o come mastro volesse / secondo l'et&agrave;' e il sesso&quot;</em>. Davvero lapidario. <strong>Una targa simile &egrave; presente anche in Via dei Leutari.</strong></p>
<p>E la severit&agrave; delle pene non deve sorprendere: prima di Cesare Beccaria era assolutamente normale punire lievi infrazioni a suon di nerbate o &quot;giri di rota&quot;. D'altro canto, le autorit&agrave; avevano avviato in quel periodo una vasta operazione di ripulitura della citt&agrave;: servivano deterrenti forti, vista la diffusa abitudine di usare le pubbliche vie come discariche. Numerose anche le targhe che indicano il livello delle acque, poste nelle parti basse della citt&agrave;, le pi&ugrave; soggette alle inondazioni del Tevere, frequenti prima della costruzione dei muraglioni. <strong>Notevoli quelle sulla facciata della chiesa di Santa Maria sopra Minerva al Pantheon, una vera collezione</strong>. Si racconta che un personaggio autorevole di allora le facesse spostare pi&ugrave; in alto per sottrarle ai vandali, cos&igrave; che non sapremo mai dove arriv&ograve; esattamente l'acqua.</p>
<p>Di tutt'altro tenore la lapide sulla seconda rampa di scale del palazzo dei Conservatori in Campidoglio. Datata 1581, &egrave; sormontata da tre stemmi e vi &egrave; incisa la sagoma di uno storione: l'ordinanza scritta ricorda ai pescivendoli l'obbligo di consegnare ai Conservatori (i capi dell'amministrazione civica del tempo), a titolo di tributo, tutte le teste dei pesci di grandezza superiore a quella raffigurata. Una lapide simile si trova proprio a Sant'Angelo in Pescheria, che era la chiesa accanto al mercato del pesce.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Pantheon</title>
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<p><strong>Piazza della Rotonda</strong></p>
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-rotonda.jpg" alt="piazza della rotonda" />
<p>&Egrave; il nome un po' confidenziale che i romani del medioevo trassero dalla singolare foggia del Pantheon. Nel corso dei secoli essa &egrave; sempre stata un luogo animatissimo e sede di un mercato, trasferito a piazza delle Coppelle solamente ai primi dell'ottocento. Oggi &egrave; stata liberata dal traffico e restituita alla sua naturale funzione di zona di rispetto e di contemplazione del grande monumento.</p>
<p>La scelta del Pantheon come sede delle sepolture dei reali italiani fece della piazza anche uno dei fori patriottici della generazione post-risorgimentale. Fu proprio per questo che, sul finire del secolo scorso, tanto la piazza che le vie adiacenti vennero lastricate con tasselli di legno (successivamente ricoperto da volgare bitume), donato dagli italiani di Argentina per ridurre l'acciottolio degli zoccoli dei cavalli.</p>
<p>Il livello della piazza rappresenta la quota pi&ugrave; bassa (m. 13,40) dell'intero abitato romano, soggetta in passato a tutte le periodiche inondazioni tiberine. La elegante fontana a quadrifoglio &egrave; di Giacomo Della Porta (1578); venne rimaneggiata nel settecento per volere di Clemente XI, che fece costruire, al posto del catino, l'attuale scogliera sulla quale venne collocato l'obelisco proveniente dalla piazzetta di S. Macuto.</p>
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<p><strong>Pantheon</strong></p>
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/pantheon.jpg" alt="pantheon" />
<p><strong>Storie e Leggende - I Diavoli del Pantheon</strong></p>
<p>Il Pantheon era l'unico tempio pagano sopravvissuto alle distruzioni degli uomini (c'era poco da portar via) e alla furia degli elementi (le acque del Tevere lo invadevano regolarmente e lo invasero fino al 1879): perci&ograve;, Bonifacio IV, salito sul trono papale nel 608, riusc&igrave; a ottenere dall'imperatore Foca la cessione di questo splendido monumento che si adattava benissimo alla trasformazione in chiesa cristiana.</p>
<p>Il tempio fu consacrato a Santa Maria ad Martyres, con riferimento ad una &quot;entit&agrave; collettiva&quot; cristiana in contrapposizione all'antica dedica pagana a tutti gli dei di Roma. La cerimonia di consacrazione fu quanto mai solenne: vennero anche seppellite, sotto la &quot;Confessione&quot; del nuovo santuario, tante ossa di martiri sottratte alle catacombe quante avevano potuto riempire - almeno secondo la tradizione - ventotto carri. Poi, sulle note del Gloria, per la prima volta i prelati cattolici entrano nel Pantheon. Ed &egrave; allora che la fantasia dei romani vede alzarsi in volo e fuggire atterriti sette demoni, sette come le divinit&agrave; pagane che avevano abitato il tempio. E, sempre secondo le credenze popolari, l&rsquo;apertura in cima alla cupola inizialmente non esisteva, ma sarebbe dovuta ad un grosso diavolo che, scappando dal tetto, avrebbe fatto saltare a colpi di corna la pigna dorata che chiudeva il foro. L'aureo reperto sarebbe precipitato sulla piazza dietro il monumento, che per questo avrebbe preso il nome di piazza della Pigna. Medioevale, e diabolica, &egrave; pure la leggenda sull'origine del fossato che corre attorno al Pantheon. I romani, cancellato dalla memoria il ricordo della passeggiata dei &quot;Saepta Iulia&quot;, anche in questo caso tirano in ballo il diavolo: Baialardo, mago assai famoso a Roma (ovviamente un personaggio immaginario), ottiene da Satana, in cambio dell'anima, il Libro del Comando, supremo e segreto manuale di arti malefiche. Una sorta di Faust romanesco, insomma. Che, pentito per lo scellerato patto, usa le arti apprese dal magico libro per volare in un solo giorno in pellegrinaggio fino a Gerusalemme e tornare a Roma. Ma al Pantheon trova ad attenderlo Satana che reclama l'anima in rispetto dell'accordo. Il mago, per&ograve;, conoscendo la passione dei diavoli per le noci, gliene offre alcune da mangiare. Il maligno si distrae e Baialardo si salva rifugiandosi dentro il tempio, dove prega sinceramente pentito. Allora il diavolo, inferocito per esser stato cos&igrave; gabbato, comincia a girare furiosamente intorno al tempio, producendo con i suoi zoccoli il fossato. Dopo secoli, dovrebbe essersene andato...</p>
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<p><strong>Il Mistero della Tomba di Raffaello</strong></p>
<p>Oltre che uno dei massimi templi della romanit&agrave;, il Pantheon fu anche un sacrario dell'arte da quando, durante il pontificato di Gregorio XVI, divenne luogo di sepoltura di grandi artisti. La tomba pi&ugrave; celebre, anche per il mistero che la avvolse, &egrave; quella di Raffaello Sanzio, qui seppellito con tutti gli onori nel 1520. Il Vasari racconta che la tomba fu collocata sotto l'edicola della Madonna del Sasso, ma inspiegabilmente se ne persero le tracce fino ai primi decenni dell'Ottocento. Anzi, c'era chi affermava che i resti dell'artista si trovassero nella cappella degli Urbinati della vicina Santa Maria sopra Minerva. Grazie all'interessamento dell'Accademia dei Virtuosi, un sodalizio artistico-religioso che aveva la sua sede all'interno del tempio romano, finalmente nel 1833 si decise di scavare nel Pantheon per trovare il sepolcro di Raffaello, seguendo le indicazioni di Giorgio Vasari. Dopo cinque giorni fu rinvenuta, proprio sotto la Madonna Del Sasso, una cassa di legno d'abete. Aperta la cassa fu ritrovato, nella commozione generale dei presenti, lo scheletro intatto del sommo artista. Svelato finalmente il mistero, i resti di Raffaello furono sistemati in una nuova cassa di pino, che a sua volta venne inserita in un sarcofago romano. Il tutto, infine, fu nuovamente collocato sotto l'edicola della Madonna Del Sasso. Si rinnovarono cos&igrave; dopo tre secoli le esequie: il popolo romano partecip&ograve; in massa, richiamato dalla grande risonanza che le autorit&agrave; papaline avevano dato all'avvenimento. Torn&ograve; in auge il culto per Raffaello e la sua opera, anzi l'interesse per il pittore urbinate assunse i contorni di una moda. Fiorirono i componimenti in versi, complice il gusto romantico che amava cimiteri e sepolture. Ma il dubbio sull'autenticit&agrave; di quelle ossa rest&ograve; in molti. E il proverbiale scetticismo capitolino non manc&ograve; di manifestarsi, con il tipico fastidio sempre avvertito dai romani per il troppo rumore destato da fatti che, in realt&agrave;, potevano bene rientrare nella norma. Puntuale come sempre la &quot;registrazione&quot; degli umori popolari ad opera del Belli. Il sonetto in argomento s'intitola, manco a farlo apposta, &quot;Er corpo aritrovato&quot;.</p>
<p><em>&quot;&egrave; una scena, per dio, proprio una scena:<br />
  ma tutte ar tempo mio s'ha da vedelle!<br />
  P&egrave; quattro ossacce senza carn'e pelle<br />
  s'ha da pij&agrave; la gente tanta pena.<br />
  E tutti fanno 'sta cantasilena:<br />
  &egrave; lui. Nun &egrave; . So' quelle. Nun so' quelle.<br />
  &egrave; Raffaelle, nun &egrave; Raffaelle . . .<br />
  E tutt'er giorno la Ritonna &egrave; piena.<br />
  Certo, nun dubbit&agrave;, so' casi serj !<br />
  Come c'a Roma ciammancassin'ossa<br />
  tramezz'a un venti o un trenta cimiteri!<br />
  Trovi uno schertro in de la terra smossa?<br />
  Ebb&egrave; , senza de fa' tanti misteri,<br />
  aribbuttelo drento in de la fossa !&quot;</em></p>
  			]]></description>
			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Piazza di Pietra</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-pietra.jpg" alt="piazza di pietra" />
<p>Il nome della piazza trae origine dall'imponente sfilata di colonne superstiti del Tempio di Adriano. Eretto nel 145, l'edificio intese esaltare la politica pacifica e protesa all'organizzazione amministrativa dell'Impero, svolta da Adriano, in contrapposizione alle conquiste del predecessore Traiano. Il tempio era al centro di un organico complesso che andava da Via Lata (l'attuale Corso), dove sorgeva un arco d'ingresso, fino alla zona di piazza Capranica.</p>
<p>Sui resti del tempio, che gi&agrave; ospit&ograve; per un certo tempo la &quot;Dogana di Terra&quot;, &egrave; installata dal 1879 la Camera di Commercio di Roma con la Borsa Valori.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Piazza Colonna</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-colonna.jpg" alt="piazza colonna" />
<p>La piazza &egrave; di formazione piuttosto tarda: ancora all'inizio del cinquecento, la Colonna emergeva da un vasto sterrato su cui s'aggregavano disordinatamente gruppi di case e casupole d'origine medievale. Sisto V, proseguendo nell'iniziativa di Gregorio XIII che aveva fatto collocare la fontana, deline&ograve; definitivamente la piazza partendo dall'idea della centralit&agrave; della Colonna; la costruzione di Palazzo Chigi costitu&igrave; l'avvio alla realizzazione di una edilizia adeguata. Ma solamente dopo la met&agrave; del seicento vennero eliminate le casupole che stavano fra la Colonna e la parte del palazzo pi&ugrave; discosta dal Corso.</p>
<p>L'attuale livello della piazza &egrave; superiore di circa sette metri a quello dell'epoca classica, quando - insieme alla Colonna - doveva esserci un grande Tempio di Marco Aurelio, conosciuto attraverso le fonti letterarie, ma di cui non si &egrave; trovata alcuna traccia. &egrave; curioso ricordare che, fino al 1870, la piazza era il luogo stabilito dalle autorit&agrave; per fare abbrustolire il caff&egrave; da parte degli esercenti del settore, che evidentemente erano numerosi nella zona. Vi aveva sede anche un mercato di ortaggi. Ci&ograve; non toglie che vi si facessero feste, soprattutto per il Carnevale.</p>
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<p><strong>Storie e Leggende - Non Rubare le Colonne</strong></p>
<p>In nessun'altra citt&agrave;, forse, sarebbe necessario minacciare pene severissime per impedire di sottrarre o di dare abusivamente in locazione non una cosetta da nulla, ma addirittura un monumento enorme e famoso come la colonna di Marc'Aurelio, proprio quella che ha dato poi il nome a Piazza Colonna e all'intero rione. Ma, ai progenitori di quei romani che nel 1944 riuscirono a vendere pi&ugrave; di una volta l'intero Colosseo ai creduli soldati americani, Pietro, abate del monastero di San Silvestro, dovette addirittura minacciare la scomunica per evitare che gli portassero via, se non la colonna, i frutti che essa dava.</p>
<p>Fino ai primi anni del decimo secolo, la colonna rimase di pubblica propriet&agrave;; poi fu assegnata al monastero di San Silvestro, allora retto dai benedettini. San Silvestro era un grosso monastero: l'abate era uno dei venti assistenti al trono pontificio e possedeva beni in diverse regioni di Roma e nel Lazio. Ai piedi della colonna, i frati avevano costruito una chiesetta e l'avevano dedicata a Sant'Andrea: le entrate del monastero furono arricchite dagli oboli che i pellegrini lasciavano agli altari e da quelli che davano per salire i 203 gradini della scala a chiocciola che portava fino alla sommit&agrave; della colonna. Di l&igrave;, a 40 metri di altezza, si poteva godere una magnifica vista della citt&agrave;.</p>
<p>Secondo il Gregorovius, i guadagni dei guardiani della colonna dovevano essere cospicui e questo spiega perch&eacute;, trovandosi in cattive acque per i danni che anche i loro beni avevano sub&igrave;to nella devastatrice incursione fatta da Roberto il Guiscardo nel 1084, pensarono di cedere in appalto la colonna e le entrate che essa garantiva. Quando prese le redini del monastero, l'abate Pietro decise di recuperare colonna e oboli e, per evitare che qualcun altro ripetesse lo scherzetto, fulmin&ograve; scomuniche e maledizioni contro abati, monaci e chiunque altro osasse in avvenire dare in locazione la colonna o tentasse di sottrarla con la violenza al monastero.</p>
<p>La lapide che dal 1119 minaccia questi fulmini esiste ancora: &egrave; nel portico della chiesa di San Silvestro, a destra della porta. Il monastero fu assegnato poi da Onorio IV alle Clarisse di Palestrina, che vi restarono per quasi seicento anni, fino al 1876. Le buone monache non si curarono dell'anatema lanciato dall'abate Pietro e costituirono un &quot;beneficio vacabile&quot; sulla custodia della colonna. &quot;Vacabili&quot; si chiamavano nella Roma papale gli uffici vitalizi venali che la chiesa vendeva: gli acquirenti traevano una rendita dai frutti annui o mensili di emolumenti e tasse che gravavano su quell'ufficio.</p>
<p>Il custode della colonna riceveva ogni anno in complesso &quot;libbre 44 di cera, 12 di pepe, 30 paia di guanti, scatole 4 di confetti, libbre 8 di nocchiate, 4 fiaschi di vino e una scatola di pignolate&quot;. Il &quot;vacabile&quot; fu abolito nel 1820, quando si nomin&ograve; un vero custode. Dal 1867 la chiave della porticina della colonna fu consegnata al lustrascarpe della piazza.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Fontana di Trevi</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/fontana-trevi.jpg" alt="fontana di trevi" />
<p>Simbolo della Roma barocca, la fontana venne realizzata da papa Clemente XII Corsini, il quale, tra sedici concorrenti, prescelse Nicola Salvi. Questi, sviluppando il tema &quot;la reggia dell'Oceano&quot;, realizz&ograve; il proprio capolavoro. La fontana venne completata fra il 1732 e il 1762.</p>
<p>Leggende, racconti fantasiosi, rituali non scritti ma da tutti osservati sono fioriti nel corso del tempo attorno a questo straordinario monumento cos&igrave; adatto a stimolare la fantasia. Baster&agrave; accennare al grande vaso collocato, nel corso di una notte, sul parapetto di destra per precludere la visuale agli avventori di un caff&egrave; che infastidivano tutto il giorno l'architetto con i loro motteggi; o alla fontanella degli innamorati - in basso, sulla destra della vasca - che assicura perennit&agrave; agli affetti; o al lancio della moneta nella vasca da parte dei forestieri per assicurarsi il ritorno a Roma (l'offerta dell'obolo trova la sua origine antichissima nel dono delle monete che, fin dai secoli remoti, si faceva dai pellegrini sul luogo della tomba dell'Apostolo Pietro).</p>
<p>Qualcuno che ha voluto spulciare i conti della Camera Apostolica ha concluso che la costruzione della fontana venne a costare il corrispondente di una dozzina di miliardi di lire odierne.</p>
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<p><strong>Storie e Leggende - Tombe e Reliquie nelle Chiese</strong></p>
<p>Fino a quando non si decise che i morti non potevano pi&ugrave; essere sepolti in chiesa, papi ed altri personaggi ricchi e illustri, donne comprese, usavano prenotare un posto nelle chiese romane per la loro salma, sperando che il luogo funzionasse come lasciapassare per il paradiso. Tralasciando San Pietro, dove tra spoglie mortali di pontefici, artisti e uomini pubblici &egrave; scritta la met&agrave; della storia dell'Urbe, le chiese di Roma abbondano di salme eccellenti e di non poche curiosit&agrave;. Pochi sanno, ad esempio, che la <strong>chiesa dei santi Anastasio e Vincenzo</strong> accanto a Fontana di Trevi ha mantenuto fino al 1876 il titolo di &quot;parrocchia pontificia&quot;: questo perch&eacute; vi si conservano, in appositi loculi, i precordi di tutti i papi da Sisto V a Leone XIII. Nei secoli scorsi, infatti, si toglievano dai corpi tutti gli organi decomponibili per rendere pi&ugrave; duratura l'imbalsamazione. E cos&igrave; il Belli pot&eacute; definire la chiesa, con la consueta crudezza, &quot;un museo de corate e de ciorcelli&quot;.</p>
<p>Rimanendo in Sant'Anastasio e Vincenzo, ha invece i toni misteriosi di una storia &quot;gotica&quot; la vicenda legata alla salma di Bartolomeo Pinelli, imbalsamato e sepolto nella chiesa nel 1835, ma senza neanche una lapide. Un secolo pi&ugrave; tardi si fecero laboriose ricerche ma non si riusc&igrave; a trovare la tomba, per cui resta ignoto il punto esatto dove l'artista fu sepolto.</p>
<p>Probabilmente, dopo le esequie, la salma fu gettata via, poich&eacute; Pinelli era ritenuto un laico impenitente, indegno di trovare l'eterno riposo accanto alle papali &quot;frattaje&quot;. Concluse le inutili ricerche, l'Istituto di Studi Romani fece comunque apporre nella chiesa una lapide per ricordare che Bartolomeo Pinelli era stato effettivamente sepolto &quot;in questa chiesa il IV aprile MDCCCXXXV&quot;.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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