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		<title>Palazzo Olivia - Appartamenti a Roma</title>
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		<description>Passeggiate e itinerari nella cittą di Roma</description>
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		<copyright>Copyright 2006-2007 Web Agency Meta Line S.r.l.</copyright>
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			<title>Palazzo Olivia - Appartamenti a Roma</title>
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			<title>Palazzo Olivia</title>
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			<description><![CDATA[
			<address>
			<span>Via dei Leutari, 15 - 00186 Roma - Italia</span>
			<span>Tel. (+39) 06-68216986 - Fax. (+39) 06-6869370</span>
			</address>
			<fieldset><legend>Calcolo dell'itinerario</legend>
			<p>Calcolo Automatico dell'itinerario per raggiungere gli appartamenti di Palazzo Olivia. Digitare la Localit&agrave; di partenza.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>S. Andrea della Valle</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/chiesa-sant-andrea.jpg" alt="chiesa di sant'andrea della valle" />
<p>Nel 1582 il palazzo di Enea Silvio Piccolomini (che divenne poi papa col nome di Pio II), che sorgeva qui, fu donato ai religiosi teatini con l'impegno di erigere sul posto una chiesa dedicata a S. Andrea. Questa sorse in forme nobilissime e risult&ograve; una delle pi&ugrave; solenni e dimostrative dello spirito controriformistico che intendeva esprimere nel tempio la realt&agrave; della &quot;ecclesia&quot;: quella militante, massicciamente radunata nella grande e alta aula senza navate dispersive, e quella trionfante, rappresentata dalla maestosit&agrave; delle dimensioni e dalla esuberanza degli ornati.</p>
<p>La chiesa di S. Andrea della Valle venne eretta con vari contributi artistici, tutti tesi ad emulare la grandiosit&agrave; di S. Pietro. Il primo disegno venne fornito da Giovan Francesco Grimaldi e Giacomo Della Porta (1591), Maderno prosegu&igrave; l'opera nel 1608 e nel 1622-25 costru&igrave; la cupola, che &egrave; la seconda a Roma per altezza e per diametro. Carlo Rainaldi poi elev&ograve; la facciata nel 1655-65.</p>
<p>L'interno &egrave; costituito da una vastissima aula a lesene che staccano sui fianchi otto grandi cappelle intercomunicanti; un ampio transetto e un profondo presbiterio completano la vastit&agrave; dell'ambiente. Fra le cappelle si segnalano soprattutto quella degli Strozzi, completata nel 1616 ma forse eretta su un'idea di Michelangelo, e quella dei Barberini.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Area Sacra dell'Argentina</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/area-sacra-argentina.jpg" alt="area sacra dell'argentina" />
<p>L'area archeologica, cos&igrave; suggestiva in uno degli ambienti pi&ugrave; convulsi per il traffico, venne inopinatamente scoperta fra il 1926 e il 1930 nel corso di lavori edilizi. Cos&igrave; come il largo stradale attiguo, l'area prende il nome dalla Torre Argentina della vicina Casa del Bucardo, il cinquecentesco cerimoniere pontificio originario di Argentoratum (Strasburgo).</p>
<p>Quest'area, uniformemente pavimentata e con una precisa delimitazione perimetrale, costituisce una specie di piazza di Roma antica, con una netta destinazione di culto. Essa sorse in epoca repubblicana, a cominciare dalla fine del secolo IV. L'Area Sacra, abbastanza isolata in epoca repubblicana, venne a trovarsi in epoca imperiale, quando il Campo Marzio si infitt&igrave; di costruzioni a carattere pubblico o celebrativo, al centro di una straordinaria concentrazione di monumenti. I portici del Teatro di Pompeo arrivavano fino all'attuale Teatro Argentina; sulla sinistra si levava la Curia di Pompeo dove venne ucciso Cesare. A nord c'erano le Terme di Agrippa che arrivavano fino alla zona del Pantheon.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Piazza Mattei</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-mattei.jpg" alt="piazza mattei" />
<p>&Egrave; un ambiente ristretto, fatto per ospitare come uno scrigno la meravigliosa Fontana delle Tartarughe, costruita su disegno di Giacomo della Porta nel 1581-84. Pare che i quattro efebi dovessero spingere verso il catino superiore quattro delfini, simili a quelli che calpestano nelle vaschette inferiori. Non dovettero piacere, e andarono nella prima versione della Fontana della Terrina a Campo d&egrave; Fiori. In questa di Piazza Mattei vennero collocate, solo pi&ugrave; tardi, delle tartarughe.</p>
<p>Sulla piazza sorge un angolo del Palazzo Costaguti, con un armonioso portale e una bella scala elicoidale. Nell'interno vi sono delle bellissime sale adorne di affreschi dei migliori secentisti romani. Il palazzo si sviluppa sulla Via della Reginella, in fondo alla quale era collocata una delle catene che chiudevano il Ghetto degli ebrei.</p>
<hr />
<p><strong>Palazzi Mattei</strong></p>
<p>I Mattei, le cui case medievali si trovano in Piazza in Piscinula, vennero a risiedere in questa zona alla met&agrave; del quattrocento. Essi occuparono il grande isolato delimitato attualmente da Via dei Funari, Piazza delle Tartarughe, Via Paganica, Via delle Botteghe Oscure, Via Caetani, e vi costruirono gradualmente una serie di palazzi indicati con il nome dei feudi di spettanza dei diversi rami familiari. Discendenti degli antichi Papareschi, i Mattei detenevano fra l'altro il remoto privilegio di fungere da &quot;Guardiano dei Ponti e Ripe&quot; in periodo di Sede Vacante. Tale funzione, analoga a quella dei Chigi di &quot;Maresciallo del Conclave&quot;, comportava anche il diritto di esigere pedaggi. La custodia dei ponti veniva assicurata con una compagnia di fanti in uniforme rossa, proveniente dai feudi ducali.</p>
<p>Prime ad essere costruite furono le due case corrispondenti ai portali di Piazza delle Tartarughe. Esse vennero riunite ed ebbero un'unica facciata a met&agrave; del cinquecento. Il Palazzo Mattei Paganica della via omonima &egrave; invece attribuito al Vignola. Sotto il palazzo si trovano i resti del Teatro di Balbo, la cui scena era in direzione di Via Caetani. Al di l&agrave; della strada si trovava la Crypta Balbi i cui avanzi, nei quali si erano insediati funari, tintori e altri artigiani, presero nel medioevo il nome di &quot;botteghe oscure&quot;. Sotto Via Paganica passa invece la &quot;chiavica dell'Olmo&quot;, uno dei maggiori collettori d'acque della citt&agrave; antica. Resta inoltre il Palazzo Mattei di Giove, all'angolo tra Via dei Funari e Via Caetani. Esso venne costruito tra il 1598 e il 1618 su disegno di Carlo Maderno.</p>
<hr />
<p><strong>Storie e Leggende - L'orgoglio del Duca e le Tartarughe</strong></p>
<p>Alla Fontana delle Tartarughe si lega un episodio sicuramente leggendario anche se il protagonista &egrave; realmente esistito: uno dei tanti duchi Mattei, che abitava nel palazzo di famiglia (quello che si vede oggi dietro la fontana), era prossimo alle nozze. Ma il nobiluomo perse al gioco in una notte tutti i suoi averi e il futuro suocero, saputo il fatto, gli fece dire che il matrimonio non si sarebbe pi&ugrave; celebrato. Il duca mont&ograve; su tutte le furie e decise di dimostrare che, anche senza un soldo in tasca, era pur sempre uno dei signori pi&ugrave; potenti di Roma, in grado di ottenere quel che voleva con la sola garanzia del nome. Fece cos&igrave; costruire in una sola notte, proprio davanti a casa sua, la splendida fontana e il mattino seguente invit&ograve; a palazzo la promessa sposa col padre. Scelse la finestra migliore per contemplare il capolavoro, fece affacciare gli ospiti ed esclam&ograve;: &quot;Ecco cosa &egrave; capace di fare in poche ore uno squattrinato Mattei!&quot;. Riebbe la mano della ragazza, ma per dimenticare il tracollo e l'umiliazione subita fece murare la finestra, come ancora oggi appare.</p>
<p> Esistono anche altre versioni sulle origini di questo gioiello del tardo Rinascimento romano: la fontana, ad esempio, sarebbe stata realizzata per il cortile di un altro palazzo nobiliare, ma il duca se la sarebbe fatta prestare. Col tempo, poi, la collocazione sulla piazza da provvisoria sarebbe divenuta definitiva. L'unica realt&agrave; certa &egrave; che la fontana &egrave; stata modellata da Giacomo della Porta nel 1581, mentre le tartarughe che le hanno dato il nome sono probabilmente del Bernini. I graziosi animaletti non hanno avuto vita facile. Sono state rubate varie volte. Il primo furto risale al 1906: furono ritrovate da uno straccivendolo. Nel 1981 una tartaruga spar&igrave; e non venne mai pi&ugrave; rintracciata. Quelle che attualmente si vedono sono delle copie, mentre gli originali si trovano ai Musei Capitolini.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Via del Portico d'Ottavia</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/portico-ottavia.jpg" alt="via del portico d'ottavia" />
<p>La via corre al margine del grandissimo portico quadrato che Augusto ricostru&igrave; dal 33 al 23 a.C. sul Portico di Q. Metello Macedonico, e che conteneva all'interno due templi, mentre nel portico stesso erano le biblioteche latina e greca. Oggi restano soltanto i grandiosi propilei davanti alla Chiesa di S. Angelo.</p>
<p>Nel medioevo questa fu zona di commerci e di grande affluenza, mentre la pescheria, impiantatasi nel settore corrispondente alle colonne ancora allineate con i propilei, rimase in funzione fino al 1880.</p>
<hr />
<p><strong>Il Ghetto</strong></p>
<p>La parola &quot;Ghetto&quot; viene da Venezia e forse deriva dal luogo di concentrazione degli ebrei presso la fonderia (o &quot;getto&quot;) dell'Isola della Giudecca.</p>
<p>A Roma, come altrove, gli ebrei avevano vissuto sempre in una comunit&agrave; riunita in ambito ristretto (nell'antichit&agrave; risiedevano nel Trastevere); in questa zona, presso l'Isola Tiberina, fervida allora di attivit&agrave; mercantili, si erano raccolti nel XII e XIII secolo. La definitiva fissazione di un luogo determinato ed esclusivo per la residenza degli ebrei e per lo svolgimento delle poche e modeste attivit&agrave; che loro venivano consentite venne determinata da una bolla di Paolo IV del 12 luglio 1555, che prescriveva la erezione di un muro e uno scambio di popolazione. Quello che venne detto &quot;serraglio degli ebrei&quot; venne delimitato da un muro con tre porte e aveva per lati maggiori il Tevere e il Portico d'Ottavia. Alla met&agrave; del seicento vi si contavano circa seimila ebrei. Il Ghetto si apr&igrave; una prima volta nel 1799 e poi nel 1848. Le sue mura vennero definitivamente smantellate la notte del 17 aprile di quell'anno. Dopo il 1870 ebbe sapore di simbolo la sua distruzione che venne effettuata prendendo pretesto dal colera di due anni prima.</p>
<p>Comunque la popolazione israelita di Roma ha conservato uno straordinario attaccamento alle zone limitrofe al vecchio quartiere, alle quali nel linguaggio comune si &egrave; trasferito il nome di Ghetto, che &egrave; oggi un ambiente animatissimo e pieno di commerci. Nella zona esistono numerosi ristoranti caratteristici, specializzati in particolarit&agrave; gastronomiche &quot;alla giudia&quot;.</p>
<p>Qui, a partire da Via del Portico di Ottavia, si svolse il 16 ottobre 1943 il sistematico rastrellamento tedesco che avvi&ograve; 2091 ebrei romani ai campi di sterminio.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Piazza Campitelli</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-campitelli.jpg" alt="piazza campitelli" />
<p>Questa piazza porta il nome del rione che da qui prende inizio e che comprende il Colle Capitolino. Essa &egrave; una delle pi&ugrave; belle ed armoniose piazze minori della vecchia Roma ed &egrave; soprattutto caratterizzata dalla omogeneit&agrave; architettonica seicentesca, perch&eacute; la costruzione della chiesa coincise con il rinnovamento di tutta l'edilizia circostante. Il colle Capitolino, grande vicino, si inserisce come fondale d'eccezione nella prospettiva della piazza, la quale tuttavia non ne resta schiacciata: essa appare piuttosto come una sorta di anticamera di livello umano ad una realt&agrave; eroica.</p>
<p>La fontanina &egrave; probabilmente di Giacomo Della Porta (1589) e venne costruita con il contributo dei proprietari degli edifici circostanti, come testimoniano gli stemmi collocati sulla vasca inferiore. &egrave; curioso ricordare che questa fontana, che si trovava in corrispondenza dell'ingresso della chiesa, dovette essere spostata nel 1679 per la molestia che le grida dei cocchieri, durante l'abbeverata dei cavalli, recavano allo svolgimento delle funzioni. Numerosi sono gli edifici di rilievo presenti sulla piazza:</p>
<p><strong>Chiesa di S. Maria in Campitelli</strong>, eretta da Carlo Rainaldi per volere di Alessandro VII nel 1662-67.</p>
<p><strong>Palazzo Cavalletti</strong>, al n.1 della piazza, palazzo del cinquecento, rinnovato alla fine del seicento.</p>
<p><strong>Palazzo Albertoni Spinola</strong>, al n.2 della piazza, eretto probabilmente da Giacomo Della Porta, ai primi del seicento per conto di Baldassarre Paluzzi Albertoni.</p>
<p><strong>Palazzo Capizucchi</strong>, oggi Gasparri, al n.3 della piazza, costruito verso il 1585 da Giacomo Della Porta.</p>
<p><strong>Palazzo di Flaminio Ponzio</strong>, all'angolo con Via Montanara, ricostruito con gli elementi ornamentali del palazzo che l'architetto di Paolo V si era costruito nel 1600 in Via Alessandrina.</p>
<p><strong>Palazzo Caetani Lovatelli</strong>, all'angolo con Via della Tribuna Campitelli, attribuito a Giacomo Della Porta e costruito tra il 1580 e il 1620.</p>
<p><strong>Palazzo Patrizi Clementi</strong>, eretto alla fine del cinquecento sulla celebre Torre del Menangolo che fu un notissimo punto di riferimento della topografia romana medievale.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Piazza Margana</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-margana.jpg" alt="piazza margana" />
<p>&Egrave; un caratteristico ambiente che ha conservato un'atmosfera medievale, nonostante l'intera edilizia sia stata rinnovata in epoca seicentesca. Quel che rimane della trecentesca Torre dei Margani - una delle potenti famiglie baronali della Roma dei tempi di mezzo - d&agrave; una particolare impronta al luogo. Accanto alla torre &egrave; un bel portale quattrocentesco che reimpiega cornici d'epoca romana.</p>
<p>Anche le cinque strade che si irradiano dalla piazza conservano un unitario carattere di secoli lontani.</p>
<p>All'isolato dei Margani, che giunge ancora fino a Via dell'Aracoeli, &egrave; stata amputata una larga parte per raddrizzare, verso il 1938, Via delle Botteghe Oscure.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Teatro di Marcello</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/teatro-marcello.jpg" alt="teatro di marcello" />
<p>Questa colossale e tipica costruzione mostra in maniera macroscopica quella che &egrave; la condizione comune di tante parti del centro storico di Roma: una stratigrafia di successive edificazioni delle varie epoche. Il teatro fu avviato da Cesare e completato, negli anni 13-11 a.C., da Augusto che lo dedic&ograve; alla memoria del nipote e genero prediletto Marcello. Il monumento, gi&agrave; interrato per qualche metro e con le arcate dell'ordine inferiore occupate da sordide botteghe &egrave; stato liberato e restaurato dal 1926 al '32. L'architettura del teatro &egrave; certo stata di modello alla costruzione del Colosseo. La parte interna, dopo essere stata trasformata in fortezza dai Pierleoni, cui successero nel duecento i Savelli, fu da costoro adattata a palazzo di tipo rinascimentale (ad opera di Baldassarre Peruzzi). La forma definitiva fu data dagli Orsini nel settecento.</p>
<p>Nella cavea (l'attuale giardino) trovavano posto 15 mila spettatori: la scena venne demolita nel sec. IV per utilizzarne il materiale nel restauro del Ponte Cestio.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Bocca della Veritą</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/bocca-della-verita.jpg" alt="bocca della verita" />
<p>Nel portico della chiesa, sovrastato da un locale a monofore, si trova la &quot;Bocca della Verit&agrave;&quot;, antico chiusino scolpito a foggia di mascherone di divinit&agrave; fluviale, caro alla tradizione popolare (e ai tanti turisti) per la nota credenza che la bocca potesse mordere la mano di chi non avesse affermato il vero.</p>
<hr />
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/chiesa-maria-cosmedin.jpg" alt="chiesa di santa maria in cosmedin" />
<p><strong>Chiesa di Santa Maria in Cosmedin</strong></p>
<p>La bella chiesa, nota per la rotonda pietra detta &quot;Bocca della Verit&agrave;&quot; che conserva nel portico, ha ben altre interessanti attrattive. In primo luogo, fin da molto lontano, richiama l'attenzione il suo snello campanile a sette piani di bifore e di trifore (sec. XII). Poi il fatto che, a seguito di un sapiente restauro della fine dell'800, l'interno della chiesa si presenta nella forma che assunse nel suo momento di maggior splendore nel XII secolo. Infine il suo nome che rievoca un particolare periodo di storia romana, svoltosi sotto un prevalente influsso bizantino, con una consistente colonia orientale che gravitava in questa zona.</p>
<p>L'interno a tre navate, le cui absidi hanno la caratteristica di terminare con bifore, ha al centro, fra due file di colonne e pilastri, una grande aula, con ciborio gotico del sec. XIII e cattedra episcopale. Il pavimento &egrave; in &quot;opus sectile&quot; dei marmorari pre-cosmateschi degli inizi del sec. XII.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Templi del Foro Boario</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/tempio-vesta.jpg" alt="tempio di vesta" />
<p>&Egrave; il pi&ugrave; antico tempio marmoreo romano; a pianta circolare, con un anello di venti colonne corinzie, esso risale alla fine del II secolo a.C. Venne utilizzato come chiesa, con il nome di S. Stefano delle Carrozze e poi di S. Maria del Sole. Erroneamente &egrave; detto di Vesta, per la foggia che ricorda l'omonimo edificio del Foro. Quasi certamente era dedicato ad Ercole. I muri interni sono affrescati con dipinti del quattrocento, raffiguranti la &quot;Madonna con Santi&quot;.</p>
<hr />
<p><strong>Templio della Fortuna Virile</strong></p>
<p>L'attribuzione &egrave; certamente erronea; si pensa piuttosto che fosse dedicato al dio Portunus, divinit&agrave; del porto fluviale che si trovava in questa zona. &egrave; di origine molto pi&ugrave; antica, ma il suo aspetto attuale risale alla seconda met&agrave; del sec. II a.C. ed &egrave; un bell'esempio di architettura greco-romana.</p>
<p>Fino all'ottocento vi ebbe sede la Chiesa di S. Maria Egiziaca, una santa nota per aver trascorso un periodo della sua vita come cortigiana. Le donne di cattiva fama la consideravano loro comprensiva protettrice.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>S. Giorgio al Velabro</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/chiesa-giorgio-velabro.jpg" alt="chiesa di san giorgio in velabro" />
<p>Con il suo appellativo (la radice di &quot;Velabro&quot; indica palude), la chiesa ricorda l'antico stato acquitrinoso del luogo, soggetto alle ricorrenti piene del Tevere. In questa zona paludosa sarebbero stati ritrovati i gemelli Romolo e Remo. La chiesa &egrave; certamente anteriore al VI secolo e ricorda l'insediamento di una colonia greca in questa zona. Il titolare, S. Giorgio, &egrave; un martire della Cappadocia; esso doveva essere molto venerato a Roma se vecchi racconti collegano a questa chiesa le devozioni ufficiali di Cola di Rienzo e se lo stesso tribuno, muovendo all'occupazione del Campidoglio nel 1347, spiegava una bandiera che raffigurava il santo cavaliere nell'atto di trafiggere il drago.</p>
<p>La chiesa, dalle linee romaniche, presenta una pianta basilicale con le navate divise da due file di sedici colonne di spoglio, in marmo e in granito. La facciata, il campanile e il portichetto appartengono ad un rifacimento del XII secolo. Addossato alla chiesa, a sinistra, il piccolo e ornatissimo <strong>Arco degli Argentari</strong> (cambiavalute), eretto nel 204 in onore di Settimio Severo e Giulia Domna e dei fgli Caracalla e Geta.</p>
<p>Di fronte all'arco, passando per un cancello e un andito, si vedono scorrere, in luogo pittoresco e sotto le arcate antiche, le acque della <strong>Cloaca Massima</strong>, che scendeva dall'Argiletum (tra l'Esquilino e il Quirinale) e traversava il Foro raccogliendo le acque defluenti dalle alture circostanti per convogliarle al Tevere.</p>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/arco-giano.jpg" alt="arco di giano" />
<p><strong>Arco di Giano </strong></p>
<p>In mezzo a Via del Velabro sorge il marmoreo cubo dell'Arco di Giano o &quot;Giano Quadrifronte&quot;, il cui nome deriva da <em>janus</em>, cio&egrave; passaggio coperto, a quattro fronti, che sorgeva nei quadrivi pi&ugrave; importanti dei quartieri di affari, punto di ritrovo e di riparo per i commercianti.</p>
<p>Il singolare monumento &egrave; opera forse del periodo costantiniano, in parte costruito con frammenti di altri monumenti. Nel Medioevo i Frangipane ne fecero una piccola fortezza, e in tale occasione perdette probabilmente la trabeazione e l'attico, nonch&eacute; il coronamento.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Il Campidoglio</title>
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<p>&Egrave; il pi&ugrave; basso e il meno esteso dei sette colli; tuttavia &egrave; il luogo pi&ugrave; augusto dell'antica citt&agrave;, nel quale con assoluta continuit&agrave; si &egrave; verificata una permanenza di pubbliche funzioni (difesa, culto, potere politico e religioso, cultura, rappresentanza), con esclusione di abitazioni private. Il suo nome &egrave; diventato la somma espressione dell'idea della societ&agrave; organizzata in forma di Stato.</p>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/campidoglio.jpg" alt="campidoglio" />
<p><strong>Salita del Campidoglio </strong></p>
<p>In epoca antica, il colle si presentava in questo punto con un'erta rocciosa pi&ugrave; arretrata della linea della scalinata odierna. Alla roccia si aggrappavano abitazioni di grande dimensione e una strada che arrivava alla zona della piazza attuale. Lo sviluppo medievale della citt&agrave; verso l'ansa tiberina port&ograve; a far volgere da questa parte gli edifici che prima erano orientati verso la valle del Foro Romano e ad elaborare progressivamente uno scenografico sistema di accesso.</p>
<p>Da Piazza dell'Aracoeli si sale al Campidoglio per tre vie: a sinistra la ripida scalinata della chiesa di S. Maria d'Aracoeli, sulla quale incombe il fianco del Vittoriano; a destra, tra gli alberi, la sinuosa rampa carrozzabile della Via delle Tre Pile (cosiddetta dalle tre pignatte dello stemma di Innocenzo XII Pignatelli, che la fece costruire), che sbocca sotto il gran dado rosso di Palazzo Caffarelli; nel mezzo, la monumentale cordonata, disegnata da Michelangelo, al cui inizio sono due leoni egizi di basalto, provenienti dal Serapeo Campense in Campo Marzio, e adattati a fontana da Giacomo Della Porta (1582).</p>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-campidoglio.jpg" alt="piazza del campidoglio" />
<p><strong>Piazza del Campidoglio</strong></p>
<p>Nel medioevo si stabil&igrave;, nella zona intermedia del Colle Capitolino, la sede del mercato e il centro politico-amministrativo, distinto dalla sigla &quot;SPQR: Senatus Populusque Romanus&quot;. L'attuale sistemazione della piazza realizza un progetto di Michelangelo per Paolo III.</p>
<p>Genialmente utilizzando il modesto spazio e le costruzioni esistenti, delle quali previde l'adattamento, Michelangelo ide&ograve; la prima piazza romana costruita secondo un piano, dandole un aspetto maestoso per la maestria delle proporzioni e delle soluzioni prospettiche. La incentr&ograve; sulla statua bronzea di <strong>Marco Aurelio</strong>, proveniente dal Laterano. Oggi nella piazza &egrave; stata posta una copia (molto discussa), mentre l'originale si trova nei Musei Capitolini. Sulla statua originale rimangono tracce dell'antica doratura: un'antica leggenda afferma che quando la doratura sar&agrave; tutta ricomparsa, canter&agrave; la &quot;civetta&quot; (il ciuffo di peli tra le orecchie del cavallo) e annuncer&agrave; il giudizio universale.</p>
<p>Il disegno pavimentale della piazza, ideato da Michelangelo, ma tracciato solamente nel 1940, accentua la funzione centripeta del monumento. Sulla destra della piazza sorge il <strong>Palazzo dei Conservatori</strong>, realizzato a partire dal 1563 da Giacomo Della Porta su disegno di Michelangelo. Sulla sinistra, il <strong>Palazzo Nuovo</strong>, costruito sia pur con grande ritardo secondo il progetto michelangiolesco, nel ristretto spazio consentito dalla scarpata dell'antica vetta dell'Arce capitolina, sulla quale si erge la Chiesa dell'Aracoeli. Nel Palazzo Nuovo hanno sede i Musei Capitolini.</p>
<p>Nel fondo della piazza, il <strong>Palazzo Senatorio</strong>, con la solenne facciata eretta da Giacomo Della Porta e Girolamo Rainaldi (1582-1605) alterando il primitivo progetto michelangiolesco. Nel palazzo ha sede il Comune di Roma.</p>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/basilica-aracoeli.jpg" alt="basilica di santa maria d'aracoeli" />
<p><strong>Basilica di Santa Maria D'Aracoeli</strong></p>
<p>Sorse sul luogo dell'Arce Capitolina fin dal VII secolo. Fu abbazia benedettina nel secolo X e pass&ograve; ai francescani nel 1250. L'aspetto attuale della chiesa, spaziosa e solenne, &egrave; frutto della ricostruzione in forme romanico-gotiche avvenuta ai primi del trecento. La basilica fu nel medioevo una sorta di foro o centro politico-amministrativo, dove si tennero le riunioni e i dibattiti delle assemblee popolari. Anche in seguito mantenne la sua importanza politica. Ad esempio, vi si svolse il trionfo di Marcantonio Colonna dopo la battaglia di Lepanto (1571), a ricordo del quale venne costruito lo splendido soffitto ligneo.</p>
<p>L'interno appare assai vasto e imponente. Pur attraverso i successivi inserimenti di ornati e di arredi, conserva sostanzialmente la sua originaria ed austera atmosfera francescana. In una cappelletta presso la sacrestia, si conserva il celebre Santo Bambino dell'Aracoeli (una statuetta scolpita in legno di olivo del Getsemani da un francescano alla fine del trecento, rivestita come si usava con i neonati dei tempi andati e adorna di ex-voto preziosi). Alla venerata immagine, che veniva anche portata in carrozza a visitare degenti di alto rango, si collegano secolari devozioni che vanno dalle letterine di ragazzi provenienti da tutto il mondo alla recita dei &quot;sermoni&quot; natalizi che ancora si pratica davanti al presepio, realizzato con pochi personaggi e con una &quot;gloria&quot; di pretta tradizione romana.</p>
<p>La ripida scalinata che porta alla chiesa fu costruita dal 1348 al 1358 utilizzando i marmi di vicini monumenti in rovina. Antiche stampe mostrano pellegrini che salgono la scalinata in ginocchio, e vecchie foto presentano la scalea come luogo di sosta e dormitorio all'aperto per i campagnoli che facevano capo alla vicina piazza Montanara.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Vittoriano</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/vittoriano.jpg" alt="il vittoriano" />
<p>Incredibile, ma vero, sembra che il Vittoriano sia il monumento pi&ugrave; fotografato di Roma... I turisti giapponesi lo adorano, mentre ai Romani non &egrave; mai piaciuto molto, un po' perch&eacute; per costruirlo fu raso al suolo un intero quartiere della vecchia Roma, un po' perch&eacute; il suo gigantismo abbagliante ha scatenato la fantasia popolare nell'invenzione dei pi&ugrave; irriverenti soprannomi (per citare solo i pi&ugrave; cortesi: torta di nozze, macchina da scrivere, ecc.).</p>
<p>Nei primi mesi del 2002 per&ograve;, il monumento, in precedenza riservato solo alle celebrazioni ufficiali, &egrave; stato aperto al pubblico ed &egrave; diventato una fantastica terrazza sul panorama unico di Roma.</p>
<p>Era l&rsquo;anno 1927 (ma l&rsquo;opera era terminata gi&agrave; nel 1911) quando il monumento a Vittorio Emanuele II, innalzato per consacrare nel marmo e nel bronzo la figura del re unificatore d&rsquo;Italia, e con lui l&rsquo;intero Risorgimento, fu consegnato definitivamente ai romani. Progettato da Giuseppe Sacconi, il Vittoriano &egrave; una massa gigantesca di calcare di botticino, un marmo bianchissimo che un po&rsquo; contrasta con il consueto travertino dei palazzi romani, assai meno abbagliante. Ci vollero tempi e mano d&rsquo;opera da piramide egiziana per terminare l&rsquo;Altare della Patria. E naturalmente fiorirono storie e aneddoti. Che per&ograve;, grazie al senso del quotidiano e al rifiuto della retorica che da sempre caratterizzano i romani, hanno ben poco di grandioso.</p>
<p> E&rsquo; noto, ad esempio, che i marmorari romani, impegnati nella realizzazione di fregi e statue, si ritrovavano alle ore pi&ugrave; diverse in via dei Cerchi, all&rsquo;ombra dei sambuchi dell&rsquo;osteria di &quot;Peppino alla Moletta&quot; (i sambuchi, a quei tempi, ornavano tutta l&rsquo;area del Circo Massimo e le molte locande della zona). Il locale aveva indiscutibili pregi: un eccellente bianco dei Castelli, una magnifica vista sul Palatino e le belle figlie dell&rsquo;oste. Si pu&ograve; immaginare che il richiamo pi&ugrave; irresistibile per i marmorari non fosse il Palatino. D&rsquo;altro canto, erano loro stessi a sostenere che il lavoro sarebbe venuto a regola d&rsquo;arte solo dopo molti bicchieri e dopo aver ammirato le grazie delle giovani ostesse. La cosa divenne un problema: l&rsquo;architetto Sacconi, che era anche il direttore dei lavori, era costretto a chiudere a chiave nella sua stanza Zi&rsquo; Checcariello, il migliore tra i suoi intagliatori, per evitare di vederselo comparire brillo prima ancora di impugnare gli strumenti dell&rsquo;arte. Ma Francesco Benni (questo il vero nome dell&rsquo;intagliatore) non si perse d&rsquo;animo: ad un&rsquo;ora convenuta calava dalla finestra un cesto. Quando lo richiamava a s&eacute;, il cesto era pieno di fiaschi di Frascati grazie alla compiacenza dell&rsquo;oste Peppino e delle figlie.</p>
<p>Ma non sempre era vietato ubriacarsi. Anzi, alla fine dei lavori, quando la colossale statua equestre di Vittorio Emanuele II (i soli zoccoli del cavallo misurano oltre mezzo metro l&rsquo;uno) fu collocata in cima alla gradinata, venne offerto a pi&ugrave; di venti lavoranti un grande pranzo dentro la pancia del cavallo. E il vino, in quell&rsquo;occasione, scorse liberamente a fiumi.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Piazza Venezia</title>
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<p>La piazza &egrave; attualmente uno dei principali nodi del traffico cittadino. Essa fu ben diversa in passato. Era infatti una modesta piazzetta regolare sulla quale sfociava unicamente Via del Corso. Il nome della piazza rifletteva la determinante importanza architettonica, ma soprattutto politica, rivestita dal palazzo omonimo, sede di ambasciatori, prima della Repubblica Veneta e poi dell'Impero Austro-Ungarico.</p>
<p>La decisione di costruire sul fianco del Campidoglio il monumento a Vittorio Emanuele II provoc&ograve; in pratica la distruzione della piazza papale per dare luogo al foro politico-morale della nuova Italia.</p>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/palazzo-venezia.jpg" alt="palazzo venezia" />
<p><strong>Palazzo Venezia</strong></p>
<p>Iniziato nel 1455 dal cardinale veneto Pietro Barbo, divenuto poi Paolo II, e terminato del 1467, rappresenta il primo ed altissimo esempio di palazzo rinascimentale in Roma. Severo e possente come un castello merlato alla guelfa, termina con una robusta torre sulla sinistra.</p>
<p>Proprio questa torre deve essere considerata come il nucleo d'origine della grandiosa costruzione. Infatti essa appartiene al novero delle maggiori torri medievali che furono al centro delle lotte pi&ugrave; cruente. Si ricorda che essa era di propriet&agrave; degli Annibaldi quando, nel 1312, Arrigo VII ne fece la base per l'attacco al Campidoglio, allo scopo di aprirsi la strada verso S. Pietro dove doveva ricevere l'incoronazione. Anche se non con certezza, il palazzo viene attribuito a Leon Battista Alberti. &egrave; sede del Museo di Palazzo Venezia e ospita importanti mostre itineranti.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
			<category>O</category>
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			<title>Chiesa del Gesł</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/chiesa-gesu.jpg" alt="chiesa del ges&ugrave;" />
<p>Grandiosa e solenne, fu realizzata a partire dal 1568, grazie alla generosit&agrave; del cardinale Alessandro Farnese, su disegno del Vignola, il quale prima di morire la port&ograve; fino al cornicione. Giacomo Della Porta la complet&ograve;, realizzando su proprio progetto la facciata e la cupola.</p>
<p>&Egrave; la principale e pi&ugrave; fastosa chiesa dei Gesuiti a Roma, prototipo di un particolare tipo di chiese barocche. La decorazione dell'interno rappresenta il vertice sommo cui &egrave; pervenuto il decorativismo barocco romano. Nella volta della navata, il &quot;Trionfo del nome di Ges&ugrave;&quot;, grandioso, movimentato e luminosissimo affresco eseguito dal Baciccia con straordinario effetto di prospettiva aerea. Nel transetto, la sfarzosa &quot;Cappella di S. Ignazio di Loyola&quot; (sepolto sotto l'altare), magnifica opera di Andrea Pozzo (1696-1700).</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
			<category>P</category>
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