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		<title>Palazzo Olivia - Appartamenti a Roma</title>
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		<description>Passeggiate e itinerari nella città di Roma</description>
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		<copyright>Copyright 2006-2007 Web Agency Meta Line S.r.l.</copyright>
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			<title>Palazzo Olivia - Appartamenti a Roma</title>
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			<title>Palazzo Olivia</title>
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			<description><![CDATA[
			<address>
			<span>Via dei Leutari, 15 - 00186 Roma - Italia</span>
			<span>Tel. (+39) 06-68216986 - Fax. (+39) 06-6869370</span>
			</address>
			<fieldset><legend>Calcolo dell'itinerario</legend>
			<p>Calcolo Automatico dell'itinerario per raggiungere gli appartamenti di Palazzo Olivia. Digitare la Localit&agrave; di partenza.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Via del Governo Vecchio</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/governo-vecchio.jpg" alt="via del governo vecchio" />
<p>Prima che il governatore risiedesse in Palazzo Nardini, questa strada portava il nome del rione (cioè Via del Parione). Dalle funzioni che vi si esercitavano, essa prese il nome di Via del Governo e successivamente, quando il governatorato passò a Palazzo Madama, le restò il nome attuale.</p>
<p>Sui due lati della strada si succedono nobili benché semplici architetture che spaziano dal XV al XVII secolo, anche se è facile intravvedere più antichi impianti edilizi. Qui, come nelle strade vicine, occorre esercitare attenzione e curiosità per gli infiniti dettagli costruttivi e decorativi (non mancano facciate con tracce di pittura, o decorate a stucchi, magari con medaglioni figurati).</p>
<p>Chiedendo educatamente permesso ai portieri, non va trascurato di entrare nei portoni per dare un'occhiata ai cortili, dove non è raro fare qualche scoperta (fontanelle, ninfei, chiostrine, lapidi, ecc.).</p>
<hr />
<p><strong>Palazzo Nardini</strong></p>
<p>Lo costruì il Cardinale di Milano Stefano Nardini, nel 1473-77, per svolgervi le funzioni di governatore di Roma alle quali era stato chiamato da Sisto IV. La strada di Parione, riordinata dal pontefice, era in quel momento alla moda e la gente di curia la preferiva per costruirvi i suoi palazzetti. Questo nacque severo, con più torri - ereditate da una precedente costruzione medievale - oltre a quella ancora oggi superstite, e con il portale di marmo a bugnature con punta di diamante. Inizialmente, il palazzo ebbe la facciata sulla retrostante Via della Fossa; quella su Via del Governo Vecchio appartiene alla fase conclusiva della costruzione ed è la più elegante.</p>
<p>I governatori di Roma vi ebbero sede a lungo e, quando nel settecento passarono a Palazzo Madama, il nome &quot;Governo Vecchio&quot; rimase al palazzo e alla strada. Di fronte si trova <strong>Palazzo Turci</strong>, costruito ai primi del cinquecento forse su una antica torre. Il piccolo edificio, di chiara derivazione dal modello del Palazzo della Cancelleria, costituisce un esempio eccezionale di applicazione a Roma dei nuovi canoni architettonici alla abitazione privata.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Piazza dell'Orologio</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-orologio.jpg" alt="piazza dell'orologio" />
<p>Gi&agrave; Piazza di Monte Giordano (o dei Rigattieri), cambi&ograve; nome dopo che il Borromini vi ebbe eretto (1647-49) quel singolare frutto della sua fantasia costruttrice che &egrave; la <strong>Torre dell'orologio</strong> a completamento del convento dei Filippini. In vetta, un grappolo di campane pende da una curiosa gabbia a forma di tiara. In basso, si trova una delle pi&ugrave; belle edicole sacre, cos&igrave; numerose nella zona.</p>
<p>All'inizio di Via del Governo Vecchio &egrave; ottimamente conservato il <strong>Palazzo di Sangro</strong> della fine del cinquecento, con portale a colonne sostenenti un balcone e decorato con i draghi dei Boncompagni. La semplice architettura &egrave; movimentata dalle cornici delle finestre dell'ultimo piano e di quello nobile.</p>
<p>In Via degli Orsini, al n.32-36, &egrave; il nobile <strong>Palazzo Capponi-Pediconi</strong>, nel quale nacque Eugenio Pacelli, poi papa Pio XII (1876).</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Via di Panico</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/via-panico.jpg" alt="via di panico" />
<p>Nota in passato come centro di una squallida zona di malaffare, venne riordinata da Paolo III, ma esisteva molto prima come collegamento del caposaldo degli Orsini di Monte Giordano con la sponda del Tevere verso il Vaticano. Qui siamo nella zona di Monte Giordano.</p>
<p><strong>Monte Giordano</strong></p>
<p>&Egrave; una delle molte alture artificiali che, se non per dimensioni, almeno per il numero superano i sette colli tradizionali con le loro diverse cime. L'origine pu&ograve; essere stata il solito accumulo di detriti archeologici o, come qualcuno ipotizza, gli scarichi di rifiuti e avanzi del vicino porto fluviale dell'epoca romana (all'altezza di Tor di Nona).</p>
<p>Del &quot;Monte&quot; parla persino Dante, alla cui epoca esso aveva gi&agrave; assunto il titolo di &quot;Mons Ursinorum&quot; perch&eacute;, almeno dal 1286, la famiglia Orsini vi si era insiedata approfittando di un fortilizio preesistente e pesando sulla vita della citt&agrave; e della stessa Chiesa mediante il controllo della via obbligata verso S. Pietro.</p>
<p>Gli Orsini restarono sul &quot;Monte&quot; fino al 1688, quando ne vennero rimossi dai debiti. Fino ad allora la famiglia, ramificata nei vari lignaggi contrassegnati dal nome dei diversi feudi, vi aveva vissuto raggruppata, pur creando gradualmente palazzi distinti. Dal 1688 al 1888 succedettero agli Orsini i Gabrielli, quindi subentrarono i Taverna, i quali lasciarono il loro nome al palazzo.</p>
<p>Oggi il fortilizio si presenta severo e arroccato all'esterno. Entrando dal grande voltone su Via di Monte Giordano, si &egrave; entra nel cortile centrale: sulla sinistra si accede al cortile del palazzo pi&ugrave; antico, con una torre; a destra invece si innalza il Palazzo di Bracciano, cui segue un'ala creata dai Gabrielli, al di l&agrave; un altro cortile con il Palazzo di Monterotondo, cui &egrave; addossata la Torre Augusta. Tracce di tanta storia, e la sottile emozione di essere in uno dei centri pi&ugrave; tormentati della dura vicenda baronale della citt&agrave;.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Castel S. Angelo</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/castel-sant-angelo.jpg" alt="castel sant'angelo" />
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>San Pietro</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-san-pietro.jpg" alt="piazza san pietro in vaticano" />
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/san-pietro.jpg" alt="san pietro in vaticano" />
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Via dei Coronari</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/via-coronari.jpg" alt="via dei coronari" />
<p>Prende questo nome il tratto, lungo circa mezzo chilometro (da piazza Navona al Tevere), di quel lunghissimo rettifilo che ripete parzialmente il tracciato della cosiddetta Via Recta. Questa strada (della quale sono state trovate tracce di pavimentazione e botteghe a sei metri di profondit&agrave; dal livello attuale), nell'epoca imperiale, andava dalla Via Lata, odierno Corso, fino al Ponte neroniano. Sisto IV Della Rovere (1471-1484), il primo papa decisamente &quot;urbanista&quot;, diede mano al suo riordinamento; ma, nella direzione verso il Pantheon, il rettifilo rest&ograve; bloccato, come lo &egrave; ancora oggi, da Palazzo Capranica; nell'altra, si limit&ograve; a sfociare nel &quot;canale di Ponte&quot;.</p>
<p>Animata dal commercio degli oggetti-ricordo e di piet&agrave; cari ai pellegrini, Via dei Coronari fu per secoli piena di movimento e ricca come lo furono tutte le strade percorse dalla folla dei visitatori. Poi, soprattutto dopo l'apertura di Corso Vittorio, la strada venne abbandonata e rimase alla povera piccola gente.</p>
<p>Dagli anni '50 uno spontaneo movimento di rinascita si &egrave; impadronito di questo luogo, che &egrave; diventato un centro commerciale di piccolo antiquariato.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Piazza S. Salvatore in Lauro</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-salvatore-lauro.jpg" alt="piazza san salvatore in luro" />
<p>Il suo nome rievoca la situazione della zona, con boschetti in riva al fiume, all'epoca della costruzione. La chiesa &egrave; nota fin dal 1117; venne ricostruita nel 1449 dal Cardinale Latino Orsini. Un incendio nel 1591 impose una completa ricostruzione che dur&ograve; dal 1594 al 1734. I lavori per la cupola, il campanile, la sagrestia e la facciata si protrassero fino a tutto l'ottocento.</p>
<p>L'interno luminosissimo &egrave; a croce latina, arricchito con 34 possenti colonne monolitiche di travertino attorno alle pareti. Su di esse si impostano le arcata della volta. Un vasto transetto e la tribuna coronano l'ampia navata: al punto di incrocio si leva la cupola.</p>
<p><strong>Ospizio dei Piceni</strong></p>
<p>Accanto alla chiesa, si sviluppa con un complessi di edifici, chiostri e cortili, questo ospizio, da sempre uno dei pi&ugrave; importanti a Roma per la notevole consistenza che nella citt&agrave; ha sempre avuto la componente marchigiana (si ritiene, tra l'altro, che notevole parte del ripopolamento di Roma dopo le carneficine e la pestilenza del 1527 si dovette alla immigrazione marchigiana).</p>
<p>La Confraternita dei Piceni prese possesso di questo luogo nel 1669 e vi fece prosperare a lungo una serie di iniziative di assistenza per i corregionali bisognosi o per gli studenti.</p>
<p>Nell'interno: un chiostro del quattrocento, un cortiletto con ninfeo e l'antico refettorio.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Palazzo Lancellotti</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/palazzo-lancellotti.jpg" alt="palazzo lancellotti" />
<p>Il palazzo si affaccia su Piazzetta S. Simeone. Fu eretto su pi&ugrave; antichi edifici, alla fine del cinquecento, per incarico del Cardinale Scipione Lancellotti. Ne fu progettista Francesco da Volterra, anche se venne ultimato da Carlo Maderno.</p>
<p>Domenichino ide&ograve; il portale con colonne che sostengono il balcone. Su tre lati del palazzo si sviluppa un lungo ordine di finestre architravate, sormontate da un bel cornicione. Sugli angoli, il palazzo &egrave; concluso da forti bugnature: su entrambe sono sovrapposte due bellissime edicole sacre secentesche, sostenute da angeli.</p>
<p>Il cortile &egrave; fra le cose pi&ugrave; interessanti della costruzione, con portico e loggia su un lato, decorato da antichi marmi e stucchi.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Palazzo Altemps</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/palazzo-altemps.jpg" alt="palazzo altemps" />
<p>Il palazzo sorge in un'area che in antico era occupata dalle officine per la lavorazione del marmo, probabilmente in prossimit&agrave; di un tempio dedicato ad Apollo. Nel medioevo la via dei Soldati coincide con un cammino di ronda lungo un sistema fortificato che divide il dominio Orsini da quello Colonna, due famiglie che si spartiscono il controllo della citt&agrave; al punto che il Papa &egrave; costretto per quieto vivere, a sdoppiare alcune cariche per far contenti entrambi. Quindi le case medievali vengono gradualmente accorpate in un solo edificio realizzato, tra il Quattrocento ed il Seicento, da diversi committenti. Alla fine dell'Ottocento, quando l'edificio divenne di propriet&agrave; della Santa Sede e fu concesso in uso al Pontificio Collegio Seminario Spagnolo, si operarono profonde trasformazioni, in parte rimosse con il restauro. Dal Cinquecento ospita la collezione di statue antiche del cardinale Marco Sittico Altemps e la annessa Bibliotheca Altempsiana, entrambe smembrate e parzialmente disperse nei secoli successivi. Con la recente acquisizione dell'edificio da parte della Soprintendenza Archeologica di Roma del Ministero per i Beni e le Attivit&agrave; Culturali, &egrave; stato possibile recuperare i caratteri architettonici e, in gran parte, quelli del sistema decorativo, pittorico e plastico, degli ambienti interni ed esterni ed adibire gli spazi per ospitare la sede del dipartimento di Storia del Collezionismo del Museo Nazionale Romano.</p>
<p>In un suggestivo allestimento tematico delle sale, spiccano i pezzi pi&ugrave; celebri della <strong>collezione Ludovisi</strong> - fra cui il famoso Trono. Da non perdere la Sala del camino che ospita il gruppo del Galata suicida ed un grande sarcofago con scene di guerra. Al piano terreno sono tornate in esposizione anche molte statue che erano state in passato prestate per arredo di rappresentanza.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>S. Maria dell'Anima</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/chiesa-maria-dell-anima.jpg" alt="chiesa di santa maria dell'anima" />
<p>&Egrave; la chiesa nazionale di tutti i cattolici di lingua tedesca. Chiesa ed ospizio presero origine da una costruzione iniziata dopo il giubileo del 1350 su alcune case che due ricchi pellegrini germanici avevano acquistato a tale scopo. La chiesa venne ricostruita nella forma attuale, in occasione del gibileo del 1500.</p>
<p>La facciata, per la quale si &egrave; fatto il nome di Giuliano da Sangallo, ha un coronamento orizzontale ed &egrave; divisa in tre ordini divisi da lesene. I tre portali di belle forme classicheggianti, inquadrati da colonne scanalate che sorreggono un timpano, sono attribuiti ad Andrea Sansovino, il quale ha anche scolpito il rilievo sul portone raffigurante la &quot;Madonna fra due anime purganti&quot; (da qui il nome della chiesa e della strada).</p>
<p>L'interno della chiesa, altamente suggestivo, &egrave; dominato da pilastri alti e sottili, di tipo cruciforme, che suddividono lo spazio dell'aula in tre navate. All'esterno va notato il campanile del 1502, con bifore rinascimentali e pinnacoli e cuspidi goticizzanti.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>S. Maria della Pace</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/chiesa-maria-della-pace.jpg" alt="chiesa di santa maria della pace" />
<p>Questo bellissimo tempio e il suggestivo ambiente che lo circonda - caratterizzato dal delizioso portichetto che sta sulla fronte della chiesa - presero origine da una iniziativa di richiamo politico-religioso assunta da Sisto IV nel 1482, in un momento di gravi preoccupazioni per la pace di un'Italia che di recente era stata scossa anche dalla fiorentina congiura dei Pazzi.</p>
<p>Esisteva qui una antica chiesa citata nei documenti medievali, detta degli &quot;acquarellari&quot; (dal nome dei venditori d'acqua del Tevere o delle fonti). La immagine della Madonna che in questa chiesa era venerata sotto il titolo della &quot;virt&ugrave;&quot;, sacrilegamente colpita da una sassata, aveva versato sangue. Il papa, accorso, l'aveva proclamata &quot;Madonna della Pace&quot; e aveva fatto voto di erigere un tempio per propiziare la pace nella penisola.</p>
<p>Pare che il progetto fosse di Baccio Pontelli, almeno per la prima parte, mentre per la seconda parte si pensa a Donato bramante, autore anche dell'attiguo convento. La cupola &egrave; del 1520; ma &egrave; solamete con Alessandro VII, nella seconda met&agrave; del seicento, che il complesso ebbe la sua forma definitiva, grazie all'intervento di Pietro da Cortona.</p>
<p>Linee curve, concave e convesse, timpani spezzati e colonne si offrono scenograficamente al gioco delle luci, facendo di questo piccolo luogo uno dei pi&ugrave; tipici e armoniosi del Barocco romano.</p>
<p>Nell'interno, alla cui decorazione hanno contribuito artisti come Antonio da Sangallo il Giovane e il Maderno, si distingue soprattutto la cappella costruita da <strong>Raffaello</strong> per Agostino Chigi, nella quale sono dipinte Sibille di mano stessa dell'artista.</p>
<hr />
<p><strong>Chiostro della Pace</strong></p>
<p>Nella solitaria Via dell'Arco della Pace si apre l'edificio conventuale di S. Maria della Pace, accentrato attorno all'eccezionale chiostro realizzato da Bramante tra il 1500 e il 1504 per incarico del Cardinale Oliviero Carafa. L'armonia di linee del portico a pilastri con lesene e della sovrapposta loggia a pilastri e colonne, unita all'atmosfera serena, fa di questo luogo un angolo di elevazione e di pace.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Pasquino</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/statua-pasquino.jpg" alt="statua di pasquino" />
<p>Nella omonima piazza, gi&agrave; detta di Parione, addossato a Palazzo Braschi sta dal 1501 Pasquino, il frammento marmoreo rinvenuto in quell'anno nei pressi, durante i lavori per la sistemazione della strada e per l'ammodernamento del vecchio Palazzo Orsini (predecessore dell'edificio dei Braschi).</p>
<p>Il torso marmoreo, al quale il popolo affibbi&ograve; il nome di un maestro di scuola o di un linguacciuto sarto dei dintorni, facendone la pi&ugrave; caustica delle &quot;statue parlanti&quot;, appartiene in realt&agrave; ad una perduta replica del gruppo statuario di Pergamo che rappresenta &quot;Menelao nell'atto di sostenere Patroclo morente&quot;.</p>
<p>La prima raccolta di &quot;pasquinate&quot; &egrave; del 1509; esse continuarono nei secolo facendo di Pasquino un protagonista della vita pubblica romana e un modello mondiale. Stile e contenuti di queste satire - che a volte erano addirittura in latino - lasciano intendere che esse non dovevano, almeno in prevalenza, essere lo spontaneo prodotto della pur caustica vena popolare. Probabilmente, su quello che pure poteva essere un diffuso stato d'animo popolare, doveva innestarsi la elaborazione del ceto pi&ugrave; colto.</p>
<p>La blanda amministrazione pontificia generalmente non infier&igrave; nella repressione di queste espressioni umorali; ma non mancarono occasioni in cui chi fu accusato del reato di aver dato voce a Pasquino dovette duramente pagare la sua temerariet&agrave; verso il potere.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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