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		<title>Palazzo Olivia - Appartamenti a Roma</title>
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		<description>Passeggiate e itinerari nella cittą di Roma</description>
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		<copyright>Copyright 2006-2007 Web Agency Meta Line S.r.l.</copyright>
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			<title>Palazzo Olivia - Appartamenti a Roma</title>
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			<title>Palazzo Olivia</title>
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			<description><![CDATA[
			<address>
			<span>Via dei Leutari, 15 - 00186 Roma - Italia</span>
			<span>Tel. (+39) 06-68216986 - Fax. (+39) 06-6869370</span>
			</address>
			<fieldset><legend>Calcolo dell'itinerario</legend>
			<p>Calcolo Automatico dell'itinerario per raggiungere gli appartamenti di Palazzo Olivia. Digitare la Localit&agrave; di partenza.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Palazzo della Cancelleria</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/palazzo-cancelleria.jpg" alt="palazzo della cancelleria" />
<p>Ritenuto nel passato il capolavoro del Bramante, si tende oggi ad attribuirlo, per motivi cronologici e stilistici, ad Andrea Bregno e a suo fratello Antonio da Montecavallo, lasciando al Bramante il merito del perfetto cortile e della chiesa inglobata nella costruzione.</p>
<p>Il palazzo va comunque considerato il capolavoro del mecenatismo della discendenza di Sisto IV della Rovere: realizzato dal nipote Cardinale Raffaele Riario, che vi profuse ogni sua risorsa - anche vincite di gioco, si dice - dovette certamente molto anche all'altro nipote, Giulio II della Rovere, il cui stemma &egrave; sul palazzo e il cui pontificato termin&ograve; contemporaneamente al completamento di esso (nel 1513; i lavori erano iniziati, pare nel 1485).</p>
<p>Le cose pi&ugrave; ammirevoli sono: la pacata armonia della facciata, la cui lunghezza &egrave; equilibrata da due avancorpi appena accennati; il cortile, assoluto capolavoro del genere; lo scalone; un portale quattrocentesco che si trova nel primo loggiato; la Sala Riaria (o Aula Magna); il Salone detto &quot;dei cento giorni&quot; perch&eacute; il Vasari, che lo decor&ograve; con illustrazioni dei &quot;Fatti della vita di Paolo III Farnese&quot;, si vant&ograve; di aver compiuto l'opera in soli cento giorni (&quot;e si vede&quot;, comment&ograve; Michelangelo); l'appartamento cardinalizio sempre al piano nobile.</p>
<p>Nell'edificio si trova anche un salone ad uso di teatrino creato dal Cardinale Pietro Ottoboni. Nella seconda met&agrave; del seicento, il palazzo era infatti divenuto un centro fervido di vita teatrale e musicale dove si esibirono i maggiori artisti dell'epoca, a cominciare da Arcangelo Corelli. Nel 1517 il palazzo fu confiscato al Riario, per aver partecipto alla congiura contro Leone X e pass&ograve; al Cardinale Giuliano d&egrave; Medici il quale vi svolse le funzioni di vice-cancelliere della Santa Chiesa. Salito questi al papato, la Cancelleria rimase nel palazzo, dove si trova tuttora, con l'avallo prima della legge delle Guarentigie (1871) e poi dei Patti Lateranensi (1929).</p>
<p>Ebbero transitoria sede nel palazzo, il Tribunale della Repubblica Romana (1798-99), la Corte Imperiale napoleonica (1810), il Parlamento romano (1848), l'Assemblea Costituente della Repubblica Romana (1849). Il fianco sinistro del palazzo segue l'andamento un po' curvilineo di Via del Pellegrino, riordinata nel 1497 da Alessandro VI a continuazione dei programmi urbanistici delineati da Sisto IV. Il lato destro, con avancorpi pi&ugrave; rilevati e nel quale sembra maggiormente di scorgere l'impronta bramantesca, &egrave; stato valorizzato dall'apertura, verso il 1880, di Corso Vittorio.</p>
<hr />
<p><strong>Piazza della Cancelleria</strong></p>
<p>Il Cardinale Francesco Barberini, vicecancelliere della Chiesa dal 1632 al 1679, fece demolire un isolato di case che stavano tra il portone del palazzo e l'odierno Corso Vittorio; cos&igrave; la piazza ottenne le sue attuali dimensioni e offr&igrave; un decoroso spazio, a specchio della grande facciata.</p>
<p>Sulla piazza e sul fianco destro del palazzo, dove ora scorre Corso Vittorio, erano le case dei Galli che ospitarono il giovane Michelangelo alla sua prima venuta in Roma.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Campo de' Fiori</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/campo-dei-fiori.jpg" alt="campo dei fiori" />
<p>Un prato fiorito dove pascolava il bestiame si mantenne in questa zona fino al quattrocento: da ci&ograve; probabilmente sono derivate le intitolazioni erudite sia della piazza (Campo di Flora), sia della strada che l'attraversava (Via Florea o Floridia). La piazza prese importanza con lo spostarsi delle sedi di traffico dalle pendici capitoline verso la citt&agrave; nuova che, dopo il ritorno dei papi dall'esilio avignonese, cominci&ograve; a gravitare nella direzione della nuova residenza pontificia del Vaticano.</p>
<p>La zona era dominata, fin dal XII secolo, da un ramo della famiglia Orsini, che si era impadronito delle case e delle torri sorte pittorescamente su quello che veniva detto il &quot;trullo&quot;, ci&egrave; i ruderi del Teatro di Pompeo. Eugenio IV fece lastricare la piazza verso il 1440, e altri lavori vennero eseguiti alla fine del secolo, quando venne creata una prima fontana, sostituita cento anni dopo da Gregorio XIII con la famosa &quot;terrina&quot;, che si trova ora davanti alla Chiesa Nuova. Oltre che luogo di mercato, la piazza fu centro di alberghi e locande, di librerie e anche di abitazioni di famose cortigiane.</p>
<p>Come centro della vita cittadina, vi si svolgevano anche ammonitrici esecuzioni capitali. Vi fu bruciato come eretico, nel 1600, Giordano Bruno al quale successivamente, in epoca di gravi tensioni anticlericali, venne eretto il severo monumento, opera di Ettore Ferrari (1889).</p>
<p>Al finire del secolo scorso la piazza venne ampliata con demolizioni sul lato dove venne collocata l'attuale fontana. Questa, pur senza coperchio, ricorda nella foggia la precedente. Nonostante sia stato molto ridotto il mercato che si svolgeva nelle strade adiacenti, Campo d&egrave; Fiori rimane al mattino sede di un coloratissimo mercato, che conserva alla piazza, nella sua irregolarit&agrave; edilizia, un carattere di popolaresca animazione.</p>
<hr />
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/osteria-della-vacca.jpg" alt="osteria della vacca" />
<p><strong>Storie e Leggende - L'Osteria della Vacca</strong></p>
<p>Se, passando per vicolo del Gallo (una delle stradine che portano da Campo d&egrave; Fiori a Piazza Farnese), vi cadono gli occhi su uno stemma incastrato nel muro, non dovete pensare che quell'affare stia l&igrave; per caso.</p>
<p>Lo stemma &egrave; diviso in quattro parti: in alto a sinistra c'&egrave; un toro, in basso a destra 6 fasce chiare e scure; nelle altre due, che sono uguali ma rovesciate, si vedono un leone rampante, un leone uscente e un compasso. Il toro e le fasce sono l'arme dei Borgia, il leone rampante l'arme dei Cattanei e il leone uscente l'arme di Carlo Canale, il terzo marito di Vannozza Cattanei: insomma, nel breve spazio di questo stemma, &egrave; racchiusa in sintesi la complicata storia di Vannozza, fedele amante del cardinale Rodrigo Borgia - poi divenuto papa col nome di Alessandro VI - madre di Lucrezia, del duca Valentino e di altri due figli, sposa di tre compiacenti mariti.</p>
<p>Questo stemma fu posto da Vannozza alla fine del 1514 (Alessandro VI era morto da 11 anni), quando divenne proprietaria di tutta la locanda e osteria della Vacca, sita proprio in questo palazzotto che per fortuna &egrave; giunto quasi intatto fino a noi. La locanda era un luogo vantaggiosissimo: a un passo da Campo d&egrave; Fiori, centro di affari e commerci e passaggio obbligato delle processioni papali verso S. Giovanni e S. Maria Maggiore, oltre che degli ambasciatori e dei principi che si recavano ai palazzi vaticani.</p>
<p>Vannozza trafficava molto in compravendite e affitti di osterie e locande: troviamo il suo nome in contratti di locazione del &quot;Biscione&quot;, del &quot;Leone grande&quot; e del &quot;Leone piccolo&quot;, tre locande site a Via Tor di Nona, davanti alle carceri, e da lei cedute in sublocazione ai capitani di queste, i quali facevano buoni affari fornendo a se stessi il vitto per i prigionieri.</p>
<p>Fatta restaurare l'osteria della Vacca, Vannozza la diede in locazione per tre anni e poi la cedette a ospedali e associazioni religiose in cambio di tre messe l'anno, una per s&eacute; e le altre per due dei suoi tre mariti, come ricordavano le lapidi dell'ospedale della Consolazione e di quello di San Giovanni.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Teatro di Pompeo</title>
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			<description><![CDATA[
<p><strong>Piazze  Pollarola e del Teatro di Pompeo</strong></p>
<p>Divise toponomasticamente, queste piazze costituiscono in realt&agrave; un unico slargo irregolare dalla tipica impronta medievale.</p>
<p>La intitolazione di Piazza Pollarola denuncia la sua non troppo remota utilizzazione campagnola come mercato del pollame. Una superstite lapidina ricorda una esenzione fiscale concessa da Pio VI. In questa piazza, cos&igrave; come nel vicino Vicolo dei Bovari, si trovano due Palazzetti dei Pichi, distinguibili da certi dettagli (come portali e riquadrature di finestre) di sicura grazia toscaneggiante e del primo Rinascimento.</p>
<p>Nei pressi, Piazza e Via del Paradiso (dai nomi delle locande del &quot;Paradiso&quot; e del &quot;Paradiso miccinello&quot;), Via del Biscione (dalla biscia dello stemma Orsini del vicino palazzo). In questo ambiente - che fu il pi&ugrave; famoso centro alberghiero del Rinascimento, pieno di locande e di osterie - sopravvive il pi&ugrave; antico albergo di Roma, l'Albergo del Sole.</p>
<hr />
<p><strong>Palazzo  Orsini Pio Righetti</strong></p>
<p>Occupa parte dell'area del Teatro di Pompeo e in particolare si basa sulle costruzioni del Tempio di Venere Vincitrice. Il &quot;trullo&quot; o cumulo delle rovine di questi edifici pervenne agli Orsini fin dal 1150; essi vi si fortificarono attorno a una Torre detta Arpacata sulla quale, in tempo molto successivo, venne collocato uno dei primi orologi pubblici.</p>
<p>Il palazzo attuale venne edificato alla met&agrave; del quattrocento dal Cardinale Francesco Condulmer, nipote di Eugenio IV, e pass&ograve; agli Orsini, preponderanti proprietari del luogo nel cinquecento. Sul lato verso Via dei Giubbonari, dove nettissima &egrave; rimasta l'impronta di fortezza medievale, si apriva un portico nel quale si sono poi adattati i negozi.</p>
<p>Nel seicento, il palazzo pass&ograve; ai Pio di Savoia da Carpi, che curarono la nuova facciata e vi raccolsero una bella quadreria, trasferita parzialmente alla Pinacoteca capitolina da Benedetto XIV. Nell'ottocento possedette il palazzo il banchiere Righetti, il quale, scavando per lavori di consolidamento, rinvenne (1864) l'Ercole Righetti, oggi nei Musei Vaticani.</p>
<hr />
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/teatro-pompeo.jpg" alt="teatro di pompeo" />
<p><strong>Teatro di Pompeo </strong></p>
<p>La Via di Grottapinta - come viene denunciato anche dall'andamento semicircolare dei suoi edifici - corrisponde alla platea del primo e pi&ugrave; grande teatro di Roma antica, il Teatro di Pompeo, realizzato tra il 61 e il 55 a.C. con dimensioni imponenti (la cavea aveva un diametro di 150 m.; sulla sua sommit&agrave; si ergeva il Tempio di Venere Vincitrice).</p>
<p>L'inserimento di un tempio al sommo della cavea fu l'espediente al quale ricorse Pompeo per costruire in muratura il suo teatro; infatti i rigidi costumi della Roma repubblicana, pur tollerando teatri in legno e posticci, avevano fino allora bandito queste costruzioni che venivano considerate come centro di depravazione e di dissipazione. La simbiosi con un tempio consent&igrave; di raggirare l'ostacolo, creando un precedente che permise successivamente la creazione di altri teatri (come quelli di Baldo e di Marcello).</p>
<p>Dietro la scena del teatro si trovava un portico rettangolare di m. 180 per 150, che arrivava fino all'attuale Via di Torre Argentina; era adorno di statue greche e, al suo centro, di giardini e fontane. Sul lato delimitato dall'attuale Via del Sudario e verso l'Argentina, c'era l'Hecatostylum, o portico delle cento colonne.</p>
<p>L'andamento della curva esterna del teatro si osserva ancora in Via e in Piazza del Biscione e in Piazza del Paradiso. Resti delle murature si trovano negli scantinati. Resti del portico si trovano invece sparsi nelle murature delle strade perpendicolari verso l'Argentina. All'estremit&agrave; di questi poteva essere la celebre Curia di Pompeo, dove venne ucciso Cesare. Al limite della curva presso l'Arco di Grottapinta (dove, tra tracce di vecchi affreschi ancora esistenti, si venerava l'immagine della &quot;Madonna del latte&quot;), sorge la chiesetta di S. Maria di Grottapinta, sconsacrata. Via di Grottapinta si svolge tra il Largo del Pallaro (da un gioco simile al lotto che vi si teneva) e la Piazza dei Satiri (cos&igrave; chiamata da due statue di Pan, appartenenti al Teatro di Pompeo, che vi furono trovate).</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Piazza Farnese</title>
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			<description><![CDATA[
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/piazza-farnese.jpg" alt="piazza farnese" />
<p>Si &egrave; andata formando dopo la creazione di Palazzo Farnese e dopo che Paolo III ebbe sistemato la strada che porta a Campo d&egrave; Fiori. Nel lontano passato era attraversata dalla strada romana che, provenendo dalla zona dell'Isola Tiberina, percorreva l'attuale Via di Capodiferro e proseguiva per l'attuale Via di Monserrato, fino a congiungersi presso la &quot;chiavica di S. Lucia&quot; con l'inizio dell'attuale Via del Pellegrino.</p>
<p>Era qui anche la sede di una delle fazioni dell'antico Circo Flaminio (un bel mosaico raffigurante una corsa a cavallo si trova nel sotterraneo di Palazzo Farnese). La piazza, al servizio del palazzo, venne anche detta &quot;piazza del Duca&quot; e serv&igrave; - oltre che per il mercato settimanale dei cavalli - per le feste degli ambasciatori francesi in certi momenti residenti nel palazzo, per quelle svolte in occasione della presentazione al papa della rituale &quot;chinea&quot; - o mula bianca, simbolo di vassallaggio - da parte del regno di Napoli, per giostre di tori e per girandole (in gara con Piazza Navona). Fino a tutto l'ottocento, la piazza rimase centro di incontro e di contrattazione per la gente dell'agro oltre che come punto di ingaggio della manovalanza da parte dei mercanti di campagna.</p>
<p>La piazza risalta attualmente per aristocratica distinzione nei confronti del vicino, popolaresco e animatissimo Campo d&egrave; Fiori. Essa &egrave; caratterizzata dalle due fontane, attribuite a Girolamo Rainaldi (1626), imperniate sui gigli farnesiani dai quali l'acqua dello zampillo discende in bacili marmorei, per poi traboccare nelle grandi vasche di granito provenienti dalle Terme di Caracalla e nelle sottostanti conche.</p>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/palazzo-farnese.jpg" alt="palazzo farnese" />
<p><strong>Palazzo Farnese</strong></p>
<p>Detto anche il &quot;dado&quot; per la sua compattezza, &egrave; il pi&ugrave; bello fra i bei palazzi romani, estremo capolavoro del Rinascimento, al quale lavorarono in successione Antonio da Sangallo il Giovane (sono sue la facciata principale e quelle laterali), Michelangelo (che coron&ograve; le facciate con il cornicione, ide&ograve; balcone e loggia al centro e costru&igrave; in gran parte il cortile) e Giacomo Della Porta (realizzatore della facciata posteriore, con la grande loggia, verso Via Giulia). &egrave; certo che molto materiale arriv&ograve; direttamente da Tivoli, anche se, per i marmi, si ricorse alle Terme di Caracalla, alle rovine di Ostia e agli avanzi del Tempio di Serapide, sito nel giardino di Palazzo Colonna al Quirinale.</p>
<p>Iniziato nel 1514 da Paolo III, il palazzo venne completato nel 1589 dal secondo Cardinale Alessandro Farnese. Questi, tra l'altro, avendo acquistato nel 1580 la Villa Chigi, al di l&agrave; del fiume, poi detta Farnesina, pens&ograve; di collegarla al palazzo con un ponte sul Tevere, progetto poi abbandonato; di tale progetto rimane la grande terrazza che sporge verso Via Giulia e il relativo cavalcavia. Il carattere distintivo del palazzo consiste nel maestoso equilibrio della sua mole. Il cornicione viene considerato il pi&ugrave; bello del genere, insieme con quello di Palazzo Strozzi a Firenze.</p>
<p>Solenne ed equilibrato sono gli aggettivi che convengono anche all'interno, dallo scalone al salone detto &quot;degli svizzeri&quot;, con il caminetto ornato da due statue di Della Porta, i busti di dodici imperatori e il soffitto a cassettoni. La Galleria dei Carracci, realizzata dal 1597 al 1604, &egrave; lunga 20 metri e larga 6. Con la fastosa decorazione di stucchi e pitture, e con le molte raffigurazioni mitologiche, supera i modi del manierismo per avviarsi alle forme barocche. Da ammirare anche l'atrio di accesso al palazzo (opera del Sangallo), con la doppia fila di colonne di granito rosso e la navata centrale con volta a botte, e l'effetto del piccolo giardino al di l&agrave; del cortile, con la raccolta scenografica di antiche sculture.</p>
<p>La grande &quot;fabbrica&quot;, contro i cui costi aveva esercitato i suoi motteggi Pasquino, venne concepita da Paolo III quale regale sede della famiglia cui intendeva creare un vero e proprio Stato (dal ducato di Castro e Ronciglione a quello di Parma). Nel palazzo abit&ograve; quella che pu&ograve; essere considerata una sorta di prestigiosa dinastia di cardinali Farnese, a cominciare dal nipote del papa, Alessandro Farnese. Questi fu uno dei pi&ugrave; splendidi signori della Rinascenza e, oltre a completare la costruzione e la decorazione del palazzo, fece costruire dal Vignola la mirabile residenza di Caprarola.</p>
<p>A seguito dell'estinzione dei Farnese nei Borbone di Spagna e all'accesso di Carlo di Borbone al trono di Napoli, il palazzo segu&igrave; le sorti della dinastia napoletana. Successivamente furono i governi della Repubblica francese a cercare di ereditare il palazzo come sede dell'Ambasciata a Roma, prima in forma di affitto, poi nel 1910 con l'acquisto dagli eredi Borbone. A seguito della contestazione sollevata dall'Italia circa la legittimit&agrave; dell'acquisto, &egrave; intervenuto un accordo alla fine degli anni trenta per cui il palazzo &egrave; stato concesso in uso all'Ambasciata francese, dietro corresponsione di un fitto simbolico.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Piazza della Quercia</title>
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			<description><![CDATA[
<p><strong>Piazza della Quercia </strong></p>
<p>Per dimensioni &egrave; un ambiente minore della vecchia Roma e costituisce un tipico angolo propizio alle scoperte. Ma si tratta invece di un condensato di importante architettura: dalla chiesa che d&agrave; nome alla piazza, al Palazzetto Ossoli, alle case con impronta medievale degli Spada Potenziani, al monumentale Palazzo Spada Capodiferro.</p>
<p>Una piccola quercia, nel centro dello spiazzo, esprime visibilmente il toponimo del luogo. Nei sotterranei degli edifici attorno furono rinvenuti nel passato mosaici e colonne di monumenti classici.</p>
<hr />
<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/palazzo-capodiferro.jpg" alt="palazzo capodiferro spada" />
<p><strong>Palazzo Capodiferro Spada</strong></p>
<p>Si tratta di una delle pi&ugrave; deliziose costruzioni del barocco romano, con una facciata ed un cortile nei quali le abituali decorazioni monocrome a graffiti vennero sostituite da rilievi a stucco di eccezionale finezza cu si intercalano numerose nicchie con piacevoli statue.</p>
<p>La piazzetta Capodiferro venne sistemata, a rispetto del palazzo, dallo stesso Borromini che, sul muro antistante, aveva realizzato una fantasiosa fontana, oggi pi&ugrave; modestamente sostituita con un sarcofago e con una testa di leone che versa acqua. La piazzetta - che va immaginata pi&ugrave; chiusa, come era prima che uno dei soliti malaugurati diradamenti finisse per fonderla con la piazzetta della Quercia - vive tutta nella vibrazione creata dagli stucchi della facciata che sono opera di Giulio Mazzoni (1556-60).</p>
<p>Il palazzo venne costruito per il Cardinale Girolamo Capodiferro nel 1540 da Giulio Merisi da Caravaggio. Esso pass&ograve;, a met&agrave; del seicento, al Cardinale Bernardino Spada da Brisighella, un brillante prelato distintosi nel governo di Bologna e in missioni diplomatiche, oltre che come intelligente mecenate di artisti. Egli fece intervenire per una serie di migliorie al palazzo Francesco Borromini (al quale si debbono diversi particolari decorativi e lo scalone). La famosa <strong>prospettiva</strong>, che si ammira dal cortile attraverso la porta vetrata della biblioteca, sembra da attribuire ad un oscuro abate ma, per il suo spirito, merita che si richiami il nome del Borromini.</p>
<p>Nel palazzo si trovano magnifiche sale affrescate di scuola michelangiolesca e raffaellesca. Nella sala maggiore si trova la colossale statua ritenuta di Pompeo, sotto la quale sarebbe caduto trafitto Cesare. La gemma del palazzo, che &egrave; propriet&agrave; pubblica dal 1927 e sede del Consiglio di Stato, &egrave; la <strong>Galleria Spada</strong>, una scelta espressione della pittura seicentesca e soprattutto della pittura bolognese dell'epoca (Reni, Guercino, Domenichino, Carracci, ecc.).</p>
<hr />
<p><strong>Chiesa di Santa Maria della Quercia</strong></p>
<p>Il desiderio della colonia dei viterbesi - che, insieme a maremmani e orvietani, erano largamente insediati in questa zona - di venerare la Madonna sotto il titolo del Santuario della Quercia, prossimo a Viterbo, si incontr&ograve; con il favore del roveresco Giulio II per il proprio simbolo araldico (una quercia). Fu cos&igrave; che, all'inizio del cinquecento, la preesistente Chiesetta di S. Nicol&ograve; cambi&ograve; nome e venne ricostruita con un impianto bramantesco. Nel 1532, Clemente VII la affid&ograve; alle cure della Confraternita dei macellai. Nel 1727 Benedetto XIII la fece ricostruire nelle preferite forme rococ&ograve; del suo architetto di fiducia Filippo Raguzzini. Un'abile movenza di curve attribuisce alla piccola facciata un risalto proporzionato al limitato ambiente che le si apre d'attorno e di piacevole effetto.</p>
<p>L'interno a pianta greca, sormontata da una cupola emisferica, costituisce un interessantissimo esempio di connubio fra il sottostante impianto cinquecentesco e i modi espressivi del rococ&ograve; romano.</p>
<hr />
<p><strong>Palazzo Ossoli</strong></p>
<p>Si trova al n.1 di Piazza della Quercia. Appartenne nel passato ai Soderini; &egrave; attribuito a Baldassarre Peruzzi (1525). Il palazzetto &egrave; meritevole di particolare attenzione, con i suoi piani nettamente ripartiti, la gran fascia bugnata a pianterreno e le lesene che staccano le finestre ai piani superiori. Un piccolo cortile ripete le caratteristiche della facciata.</p>
<hr />
<p><strong>Palazzetto Spada</strong></p>
<p>Al n.7 di Via Capodiferro si trova questo palazzetto di bella architettura rinascimentale, attribuita al Peruzzi o al Vignola, tutto accentrato sul bel portale con raggera di bugne.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Ponte Sisto</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/ponte-sisto.jpg" alt="ponte sisto" />
<p>&Egrave; l'antico Ponte Gianicolense, detto anche Aurelio o Antonino, riedificato, forse sugli stessi piloni antichi, da Sisto IV. Il primitivo ponte romano era stato costruito attorno al 180-200 d.C. da Marco Aurelio o da Caracalla ed era stato restaurato da Valentiniano, il quale aveva anche fatto erigere, sulla testata di sinistra, un arco trionfale. Il ponte croll&ograve; nell'anno 792. La sua riattivazione rappresent&ograve; uno dei capisaldi della visione urbanistica sia di Sisto IV, sia di Giulio II che fu il suo prosecutore.</p>
<p>Il ponte in travertino a quattro fornici &egrave; caratterizzato da un'occhialone per lo sfogo delle piene e da frangiflutti sul lato nord dei piloni. Prima della costruzione dei muraglioni di difesa delle alluvioni, l'occhialone di Ponte Sisto dava l'allarme circa la pericolosit&agrave; della crescita delle acque. Quando esse cominciavano a sfiorare il cerchio, si poteva star certi che il fiume cominciava a tracimare nell'area urbana, penetrandovi per mille varchi e filtrando attraverso le fogne dentro le zone pi&ugrave; basse dell'abitato.</p>
<p>Sulla testata sinistra, due lapidi esaltano la benemerenza di papa Sisto e ricordano che l'opera venne attuata per l'anno santo 1475. In realt&agrave; si volle porre rimedio ai pericolosi affollamenti di pellegrini su Ponte S. Angelo che, nel precedente giubileo del 1450, avevano provocato una catastrofe costata molti morti.</p>
<p>Nel 1876, per facilitare il traffico, venne deciso di applicare al ponte delle sgraziate espansioni laterali in ghisa. Un recente e lungo restauro ha ripristinato l'equilibrio originale del ponte, che ora &egrave; riservato al traffico pedonale.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Via Giulia</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/via-giulia.jpg" alt="via giulia" />
<p>Fu la prima via tracciata a Roma ad andamento rettilineo (1 km), aperta da Giulio II all'inizio del secolo XVI. Bei palazzi si innalzarono ai lati della via, che fu per un certo tempo la principale della citt&agrave;.</p>
<p>Si passa sotto l'arco che unisce il giardino di Palazzo Farnese ai modesti fabbricati di fronte (e che avrebbe dovuto proseguire con un ponte sopra il fiume fino alla Farnesina). A sinistra al n.1, il <strong>Palazzo Falconieri</strong>, sede dell'Accademia d'Ungheria: facciata del Borromini con agli angoli pilastri a forma di erme dalla testa di falco su busto muliebre (nell'interno, scalone del Borromini e, verso il lungotevere, giardino con loggia a 3 arcate sempre del Borromini). Attigua al palazzo, la chiesa di <strong>S. Maria dell'Orazione a Morte</strong>, eretta nel 1575 e riedificata nel 1732-37, dalla ricca e movimentata facciata.</p>
<p>A destra, <strong>S. Caterina da Siena</strong>, chiesa edificata nel 1526 e rifatta nel 1760. Quindi, al n.16, palazzo a 3 piani del 1495. A sinistra, in fondo a Via S. Eligio, la piccola chiesa di <strong>S. Eligio degli Orefici</strong>, eretta nel 1509 su disegno di Raffaello, restaurata nel 1601. Segue la chiesa dello <strong>Spirito Santo dei Napoletani</strong>, costruita nel 1572 e poi pi&ugrave; volte rimaneggiata nei secoli successivi.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Via di Monserrato</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/via-monserrato.jpg" alt="via monserrato" />
<p>La strada, che segue un tracciato romano, prese questo nome dopo la costruzione della chiesa omonima. Prima era stata chiamata di &quot;Corte Savella&quot; per la presenza delle case e delle carceri gestite da quella famiglia baronale, e prima ancora aveva avuto il nome di Via Arenula e Regula o addirittura Recta, un nome generico che tocc&ograve; a molti altri rettifili.</p>
<p>L'edilizia della strada &egrave; di tono aristocratico, assai pi&ugrave; elevata, grazie alla serie di chiese e di palazzi che vi si allineano, di quella della confluente Via del Pellegrino. &egrave; probabile che quest'ultima venisse considerata troppo popolare, perch&eacute; piena di piccoli commerci e di luoghi di ristoro per le masse di pellegrini che andavano verso S. Pietro, e perci&ograve; inadatta ad abitazioni di qualit&agrave;.</p>
<p>Per gustare adeguatamente il carattere di strade di una eccezionale nobilt&agrave; e unitariet&agrave; di carattere come questa, &egrave; necessario &quot;osare&quot; la visita ai cortili. Non sono rare le vere e proprie scoperte: la frescura di un ninfeo, l'ombra di un portico, la vigoria di un rampicante, il decorativismo di un antico marmo sono pronti ad offrire un senso di intimit&agrave; e di tranquillit&agrave; che &egrave; proprio di questa edilizia di intermedia importanza.</p>
<hr />
<p><strong>Chiesa di Santa Maria di Monserrato</strong></p>
<p>Venne iniziata nel 1518 da Antonio da Sangallo il Giovane per la Confraternita di S. Maria di Monserrato (il celebre santuario spagnolo), fondata da Alessandro VI nel 1495. Sorse sul luogo di due precedenti ospedali e fu la chiesa nazionale degli Aragonesi e Catalani, fino a diventarla di tutti i connazionali riuniti sotto le corone abbinate di Castiglia e di Aragona, quando venne abbandonata la Chiesa di S. Giacomo a Piazza Navona. Da questa provengono le cose pi&ugrave; pregevoli, come la statua di S. Giacomo, del Sansovino, monumenti funebri e perfino il marmo del pavimento.</p>
<p>Nell'attiguo chiostro, costruito nel 1821, sono sistemate tombe quattrocentesche provenienti anch'esse da S. Giacomo. La facciata della chiesa, per la parte inferiore, fu realizzata verso la met&agrave; del cinquecento, pur essendo settecentesco il portale con sovrapposto gruppo marmoreo; la parte superiore, ad intonaco, &egrave; del 1929, quando furono apportati all'edificio altri restauri.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Via dei Cappellari</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/via-dei-cappellari.jpg" alt="via dei cappellari" />
<p>&Egrave; un diverticolo da Via del Pellegrino a Campo d&egrave; Fiori ed &egrave; pittorescamente scavalcata dall'Arco di S. Margherita. Pur in condizioni di notevole degradazione edilizia, rivela l'antica importanza che ebbe nel periodo in cui fu centro delle case dei Tebaldeschi: colonne di spoglio inserite ovunque, stemmi, edicole sacre, fantasiose soluzioni di scale e cortili danno a queste case un carattere straordinario di autenticit&agrave; spontanea.</p>
<p>In una casa di Via dei Cappellari nacque, nel 1698, Pietro Trapassi, il Metastasio, autore principe del melodramma settecentesco, poeta cesareo alla corte asburgica di Vienna.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
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			<title>Via del Pellegrino</title>
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<img src="http://www.palazzo-olivia.it/image/maps/via-del-pellegrino.jpg" alt="via del pellegrino" />
<p>&Egrave; un tratto del medievale itinerario che - sulla traccia di una via romana - portava dalla zona dell'Isola Tiberina e del mercato di S. Angelo in Pescheria, verso Ponte S. Angelo. Il nome, poich&eacute; evidentemente non era la sola direttrice per la quale i forestieri confluissero da tutta Roma verso il Vaticano, deve essere derivato alla via dall'essere stata centro di commerci che attiravano in modo particolare i pellegrini. Infatti questa strada e la successiva Via dei Banchi Vecchi furono anche denominate &quot;Via Mercatoria&quot;.</p>
<p>La strada venne riordinata da Alessandro VI nel 1497, secondo un piano di riorganizzazione stradale degli accessi a Castel S. Angelo, che era stato gi&agrave; intrapreso da Nicol&ograve; V e che venne gradualmente attuato dai successori (vedere la lapide che ricorda tale intervento, collocata all'ingresso della strada, davanti all'angolo del Palazzo della Cancelleria).</p>
<p>Ai numeri 64-67 si notano due facciate dipinte. Una delle case era la &quot;Locanda dei tre re&quot;. Accanto, il toponimo della Via del Bollo ricorda la punzonatura cui erano tenuti, per ragioni fiscali, orafi e argentieri (con le larghe evasioni che sono dimostrate dalla esistenza, fra i superstiti vecchi argenti romani, di molti pezzi mancanti di punzone). All'angolo con l'Arco di S. Margherita si ammira una delle pi&ugrave; decorative edicole sacre, una vera e propria &quot;macchina da processione&quot; rifatta in stucco (1716).</p>
<p>Le processioni dell'epoca barocca, al di l&agrave; del motivo penitenziale o devozionale, accentuavano il carattere spettacolare in armonia con lo spirito di teatralit&agrave; che stava al fondo della psicologia collettiva del seicento. Cos&igrave; non solamente vi prendevano parte - oltre al clero rivestito di splendidi indumenti liturgici - le confraternite con le rispettive cappe di vario colore e di dissimile foggia, ma venivano portati, fra centinaia di ceri accesi, croci astili e candelieri di argento, stendardi dipinti da ottimi artisti con scene religiose, organi portatili ed anche le cosiddette &quot;macchine&quot;.</p>
<p>Queste erano costruzioni di materiale posticcio (legno, cartone compresso, gesso) che imitavano altari, tempietti, guglie con composizioni statuarie. In genere le processioni si arrestavano varie volte nel loro percorso per dare tempo di celebrare brevi funzioni presso le chiese che si incontravano sul cammino o presso altari predisposti nelle strade. Al grande spettacolo deambulante, la folla che non vi prendeva parte assisteva dalle finestre parate con drappi, dai balconi o da appositi palchi costruiti lungo la strada.</p>
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			<author>info@metaline.it (Matteo Casonato - Web Agency Meta Line)</author>
			<pubDate>Sat, 3 Feb 2007 10:00:00 GMT</pubDate>
			<category>L</category>
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