Vacanze a Roma: il Rione Parione.
Le vostre vacanze a Roma presso un appartamento di Palazzo Olivia vi porteranno alla scoperta di un importante quartiere della città: il Rione Parione. Simboleggiato da un cavallo alato, il Parione è uno dei rioni più popolati e ricchi della città di Roma, anticamera della Corte romana, mondo dei palazzi, degli alberghi, dei libri, delle feste e delle cortigiane.
Nell'antichità la zona della Codeta Minor, facente parte del Campo Marzio, fu bonificata ed allargata da Cesare; successivamente Domiziano vi fece edificare uno stadio la cui arena è ancora riconoscibile nel perimetro di piazza Navona e nei cui pressi sorgeva un grande rudere oggi scomparso che diede il nome al rione: Parione deriva infatti dal latino paries che significa muro, parete.
Fino al '400 il luogo conservò le sembianze di un tipico villaggio medievale: Campo dei Fiori si presentava come un insieme di ruderi utilizzato solo per il bestiame, finché con Sisto IV la pavimentazione della zona dalla Rotonda a Campo Marzio ne fece il nuovo Foro di Roma, uno splendido centro urbano attraversato dalla via Florida aperta dal pontefice. Popolato dai cardinali del Sacro Collegio, nel Rinascimento vi sorsero palazzi, alberghi, tipografie e librerie che lo elessero luogo di ritrovo della borghesia intellettuale romana.
La scenografia del rione poteva allora dirsi grandiosa: la via Major o Papalis (da Palazzo Orsini a quello dei conti di Nola), il Vicus Novus in Campo Florae (via de Baullari), la Platea Parionis (piazza di Pasquino) e la via Parionis (via del Governo Vecchio) facevano da sfondo allo scenario delle due celebri piazze, Campo dei Fiori e piazza Navona, divenute il teatro dei teatri:
i palazzi dai bei colonnati, gli atri maestosi dalle chiarosonanti iscrizioni latine, sorgevano sempre più frequenti sotto l'ombra di torri rasserenate da logge, pitture, orologi.
La mole bramantesca (la futura Cancelleria) sovraneggiava già dal 1486. Sorgeva poi il palazzetto dei Dell'Aquila, detto in seguito piccola Farnesina, su disegno di Raffaello o dell'alunno Puppini. Su Campo dei Fiori primeggiava la torre del palazzo del cardinale Condulmieri, nipote di papa Eugenio IV, dimora di ambasciatori e principi, in seguito ceduto al principe Pio da Carpi. Nella Platea Agonis, oggi piazza Navona, dominava invece il palazzo degli Orsini, poi acquistato dal cardinale Del Monte di Santa Prassede ed infine raso al suolo per edificare l'odierno palazzo Braschi. Nell'antica via Parionis sorgeva il palazzo del cardinale Nardini che, ceduto alla Camera Apostolica per adibirlo a dimora del governatore, diede alla via l'appellativo attuale di Governo Vecchio quando gli edifici governativi furono trasferiti altrove.
Parione fu soprattutto il rione degli ambasciatori e dei picari, delle cortigiane e dei rivenditori ebrei, i cui prosperi affari attiravano i commercianti stranieri: via del Pellegrino ad esempio, che nel '600 era detta strada degli Orefici, era famosa per i suoi gioiellieri ed armaioli. Il mercato, che dapprima aveva sede a piazza Navona, sotto Innocenzo X fu trasferito a Campo dei Fiori dove è tuttora, e nei cui paraggi, sopra una finestrella, è inciso il motto virgiliano che riassume la filosofia del luogo: trahit suam quemque voluptas (Ognuno corre dietro al suo piacere). Piazza Navona ospitava nell'800 il teatro delle marionette, nonché spettacoli e giochi popolari. Dal 1829 fu anche celebre centro della musica, poiché nel palazzo Lancellotti aveva sede la famosa Filarmonica Romana, successivamente trasformata nell'Accademia di Santa Cecilia.
In Parione due aspetti della città si sono dunque compenetrati: nella seconda metà del '700 la proposta di un anonimo affinché i superstiti librai si raccogliessero intorno a piazza Navona nascondeva l'intuizione che la città dei libri e quella del teatro si fossero perfettamente compenetrate attraverso il genio del Barocco, espresso nelle grandi opere del Seicento in piazza Navona, centro emblematico della rivalità artistica tra il Bernini e il Borromini. Nel '700, però, quando l'eleganza urbana si era orientata verso il Corso e le vicine contrade, ebbe inizio la decadenza di quello che era stato il più ridente quartiere italiano del Rinascimento: con il rogo di Giordano Bruno a Campo dei Fiori moriva anche il pensiero italiano del Rinascimento.
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